1796-99. Occupazione francese o rivoluzione?

Inaugurando la nuova rubrica su “Mantova nel triennio rivoluzionario”, rendiamo note ai nostri lettori le approfondite ricerche svolte dallo studioso Alessandro Ballarini, in cui viene tratteggiata l’evoluzione degli assetti politici e amministrativi della città e del suo territorio tra il 1796 e il 1799. 
Attingendo ad una vasta bibliografia, nonché a documenti e proclami conservati presso l’Archivio di Stato di Mantova, Ballarini ci fornisce, attraverso la disamina delle vicende mantovane, un quadro esauriente degli eventi che hanno portato dalla Lombardia austriaca alla Repubblica Cisalpina, e dei travagli che accompagnarono quel processo.

1796-99. Occupazione francese o rivoluzione?

A lungo la storiografia nazionale si è interrogata – giungendo a diversi esiti – sul ruolo, la funzione e la portata del triennio rivoluzionario in Italia (1796-99). Occupazione francese o esportazione della grande rivoluzione nella penisola? Prima proiezione dell’arretrata Italia nel consesso dei più avanzati Stati europei o saccheggio di un popolo alla mercé dello straniero? Nascita di un movimento patriottico di tendenze radicali e democratiche o accolita di imperterriti sognatori? Inizio del Risorgimento o ennesima aggressione straniera? Il fascino del triennio agli occhi dei posteri sta nel fatto che esso fu, contemporaneamente, tutto ciò che è stato appena soprascritto, tanto che il dibattito su di esso, lungi dall’essere concluso, anima le discussioni e gli studi degli addetti ai lavori.


battaglia-della-favorita-del-15-settembre-1796Mantova, Battaglia della Favorita. 15 settembre 1796


La campagna d’Italia offrì all’ambizioso generale Bonaparte l’opportunità imprevista, ed insperata, di mostrare al mondo tutta la propria grandezza e le eccezionali potenzialità, accendendo entusiasmi e speranze, ovunque sentimenti esasperati e contrastanti. Dal 2 marzo 1796, giorno nel quale Napoleone fu investito del comando dell’Armata d’Italia, al 17 ottobre 1797, il giorno sciagurato del trattato di Campoformio con il quale il Francese barattò con l’Austriaco Venezia ed i suoi territori: entro questo breve arco di tempo nasce, vive e muore tragicamente l’Illusione del “patriota” italiano.

«Cittadino Ministro ho militato non per ambizione né per interesse, ma per la salute della Repubblica. Ho combattuto a Cento, a forte Urbano, alla Trebbia, a Novi, a Genova ed in Toscana, riportando prigionia, attestati e ferite. Nondimeno militando ho sempre creduto di salire, non di scendere … Domando quindi la mia dimissione. Mi mancherà il pane forse, ma mai l’onore: ed io reputo venerabile e magnifica la povertà di colui che non ha mai prostituito il suo impegno al potere, né la sua anima alle sventure. Salute e rispetto».

Così scriveva al Ministro della Guerra, il 24 luglio 1801, il poeta-soldato Ugo Foscolo: nelle sue parole avvertiamo, oltre ogni questione economica e di carriera, l’orgoglio dell’uomo ed il dolore del tradimento patito.
La Storia, come la vita, insegna, toglie e, talvolta, restituisce addirittura con un profitto moltiplicato: l’amaro magistero napoleonico costrinse il piccolo italiano a farsi grande, a partire da se stesso per la costruzione del proprio Destino.

L’interesse personale nei confronti del “piccolo caporale” Corso mi ha portato a coltivare gli studi storici. Bonaparte affascina, irrita, soggioga, non lascia alcuno indifferente, scrive Jean Tulard, uno dei suoi più grandi studiosi.
Grazie alla stampa e all’imagerie popolare seppe trasformare la campagna d’Italia, la sua prima grande impresa, in epica pura. Oltre ad aver dato materia a innumerevoli libri, Napoleone si presta a infinite riletture, a tutti i livelli, in tutte le epoche, ed è un eroe sempre uguale e sempre diverso, che possiamo leggere con gli occhi di Victor Hugo, Alexandre Dumas, di Walter Scott, Stendhal e Chateaubriand.

Il presente studio nasce proprio da questa profonda ammirazione e dal desiderio di porre sotto una lente d’ingrandimento il territorio Mantovano, terra in cui sono nato e cresciuto, in quel vorticoso turbine di cambiamenti politico-amministrativi successivi all’invasione dell’Armata d’Italia.
L’approfondimento di alcune tematiche specifiche e della storia locale mi ha progressivamente convinto della sicura utilità di un rapporto rinnovato e sistematico con la “storia generale”, in qualche modo fra macro-storia e micro-storia. La storia generale è stata, nelle sue linee fondamentali, più volte discussa, approfondita e nuovamente scritta, anche se l’impegno costante al “revisionismo” criticamente motivato si impone come necessità più che come virtù.

La “storia locale” e la micro-storia si rivelano sempre più miniere preziose di informazioni e conoscenze che possono confermare, integrare, o correggere le interpretazioni dei grandi eventi e la stessa lettura ufficiale: il naturale laboratorio di ricerca e di verifica della credibilità e giustezza delle grandi teorie e dei “massimi sistemi”.

Alessandro Ballarini

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