Attentato al Primo Console

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Attentato al Primo Console

In questo passo delle sue memorie, Jean Rapp ci descrive in qualità di testimone oculare il grave attentato che colpì la persona del Primo Console Napoleone Bonaparte, che solo il caso ha lasciato incolume. La sera del 24 dicembre 1800 una bomba esplode in Rue Saint Nicaise pochi istanti dopo il passaggio della vettura del Console, nell’esplosione perdono la vita una ventina di passanti e un centinaio rimangono feriti. Rapp, generale aiutante di campo di Napoleone, ci racconta come una semplice uscita tra parenti e amici per assistere ad uno spettacolo teatrale potesse volgere in tragedia, ponendo prematuramente fine alla vita e ai sogni di gloria del futuro Imperatore dei francesi. È da notare l’intento di minimizzare l’accaduto da parte di Napoleone, che sebbene sia intimamente preoccupato per la sorte dei propri congiunti, non può far trasparire ansia o paura. Lo spettacolo deve continuare.


Esplosione della Macchina infernale, Attentato al Primo ConsoleEsplosione della “macchina infernale”, 24 dicembre 1800


Il fatto della macchina infernale non fu mai noto a fondo dal pubblico. La Polizia aveva avvertito Napoleone che cercavasi di attentare alla sua vita, e lo aveva consigliato a non uscire. La signora Bonaparte e madamigella Beauharnais, la signora Murat, Lannes, Bessières, ajutante di campo di servigio, il tenente Lebrunn, ora duca di Piacenza, erano nella sala: il Primo Console lavorava nel suo gabinetto. Si eseguiva quel giorno l’Oratorio di Haydn; le dame avevano gran desiderio di udirlo, e ce lo manifestarono vivamente. Fu domandato il picchetto di scorta; e Lannes si incaricò di proporre a Napoleone se voleva essere della brigata. Questi v’accondiscese; e trovando la sua carrozza pronta, prese con lui Bessières e l’ajutante di campo di sevigio: io ebbi l’incarico d’accompagnare le dame. Giuseppina aveva ricevuto da Costantinopoli uno stupendo sciallo, ch’ella indossava per la prima volta. «Permettetemi», le diss’io, «che vi faccia osservare, che questa volta non avete messo lo sciallo con la solita vostra grazia».
Ella mi pregò, ridendo, di acconciarglielo alla foggia delle dame egiziane. Intanto che eravamo così occupati, udimmo Napoleone che se ne partiva. «Spicciatevi, mia sorella» disse la signora Murat impaziente di giungere allo spettacolo; «ecco che Bonaparte se ne va». Noi salimmo in carrozza; quella del Primo Console stava già a mezzo del Carrousel; noi la seguimmo; ma giugnevamo appena sulla piazza, che la macchina scoppiò: Napoleone non ne sfuggì che per un caso singolare. Saint-Régent, o il suo servo Francesco, erasi collocato in mezzo della strada Nicaise. Un granatiere della scorta, che li prese per veri portatori d’acqua, diede loro molte piattonate, per le quali se n’andarono discosto; poi egli tirò da un canto la carretta, Bonaparte passò, e l’esplosione avvenne tra la sua carrozza e quella di Giuseppina. A quello scoppio le signore gettarono de’ forti gridi: i cristalli si ruppero, e madamigella Beauharnais fu leggermente ferita in una mano. Io smontai; e attraversai la strada Nicaise tra i cadaveri e i pezzi di muro che il rimbombo aveva fatto cadere. Né il console né persona del suo seguito provarono alcun sinistro accidente. Stava egli nel suo palchetto, calmo, tranquillo, intento a guardare coll’occhialino gli spettatori: Fouché era al suo fianco. «Giuseppina! …» diss’egli appena mi vide: essa entrava in quello stesso momento, ed ei non finì la sua domanda. «Que’ bricconi» aggiuns’egli con la maggior calma, «volevano farmi saltare per aria. Fatemi recitare un programma dell’Oratorio di Haydn».
Ben tosto si sparse fra gli spettatori la notizia del pericolo a cui era egli sfuggito, e gli mostrarono vivamente il loro dispiacere per tale attentato.

Memorie del generale Rapp, ajutante di campo di Napoleone,
scritte da lui medesimo, volgarizzate da F. Sala,
Tipografia e libreria Pirotta e C., Milano 1840

 

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