Eleonora Bernardini e Graberg de Hemso

Eleonora Bernardini e Graberg de Hemso

Per quanto il vero titolo nobiliare di Eleonora fosse quello di contessa (e come tale è indicata negli almanacchi di Corte) a Lucca la chiamavano, non sappiamo per quale motivo, la marchesa Bernardini.
Questo singolare personaggio costruì le più segrete trame politiche del Principato prima e del Ducato poi, non estranea comunque, vista la data di morte, alle più generali questioni risorgimentali.
La marchesa fu amica fraterna di padre Gioacchino Prosperi, il prete lucchese molto coinvolto in sede nazionale nelle questioni politiche del periodo. Ho motivo di ritenere, ma non sono al momento riuscita a documentarlo in maniera certa, che tale religioso, come lei un aristocratico, e bonapartista, avesse rapporti davvero speciali con la marchesa. La madre di quest’ultimo era Maria Angela Castiglioni; possiamo così supporre che ci fossero riferimenti parentali ai Castiglioni di Olona ed agli ambienti manzoniani, luogo di elezione, Olona, dei fratelli Verri.
Prosperi citò sempre Manzoni nei suoi scritti e fu caro amico sia di Giovan Battista Giorgini che dei lucchesi conti Bianucci, a loro volta cugini di Manzoni.
L’abitazione dove il religioso è deceduto, in Lucca, fu, come compare nel suo atto di morte, la casa materna, adiacente a palazzo Bernardini.


Graberg de HemsoGraberg de Hemso


La marchesa nelle lettere dava suggerimenti al sacerdote su come spostarsi sul terreno politico accidentato in cui si era venuto a trovare, lui che era dichiaratamente un padre muratore, dapprima padre gesuita in Torino, in seguito padre Francescano, e che aveva abbracciato come terreno di lotta gli ambienti bonapartisti Corsi, attivi sull’Isola Bella e nella Penisola nella prima metà del XIX secolo.
Nel primo Risorgimento, dalle carte rinvenute, appartenute sia al religioso lucchese che alla marchesa Bernardini, alcuni sovrani della Penisola appaiono coinvolti in particolari quanto a tutt’oggi mai chiarite manovre sovversive.
Ci sono lettere della marchesa che lasciano intravvedere coinvolgimenti politici, permettendoci un tuffo in situazioni che la storiografia ufficiale non ha mai definito a sufficienza.
Eleonora Bernardini frequentò sia Luciano Bonaparte e la di lui consorte, sia la contessa di
Lipona, alias Carolina Bonaparte, vedova di Gioacchino Murat.
In una missiva del 4 aprile 1808 inviata da un conoscente a Eleonora Bernardini, presente nelle Carte di famiglia, scopriamo che

«Il signor Luciano è partito e, mi pare, non sappiasi bene ancora per dove. I miei rispetti al signor Federigo (intendo grande e piccino ossia Ghighetto) ed a tutti di sua famiglia. Mi riverisca il signor Grant (se è più costì) da cui ricevetti il Milton di Dobson».

Stiamo parlando non solo di Luciano Bonaparte ma anche di John Milton, un erede del poeta vissuto nel Seicento, e di un suo collaboratore, tale Grant.
Gli inglesi erano e sono di casa, a Lucca; in particolare alle Terme di Bagni di Lucca. Qui si assistette in quel periodo ad una convivenza tra la nomenclatura inglese e gli stessi Bonaparte, che con Elisa Baciocchi trasformarono i Bagni in un luogo molto frequentato in ambito internazionale. È evidente che non sempre tale convivenza dovette essere semplice, viste le diverse anime politiche e culturali che qui confluivano.
E così in un’altra missiva, datata 20 giugno 1809, troviamo dei richiami ai rapporti tra Madame Lucien [Bonaparte] e l’altrettanto celebre contessa d’Albany.
In quel 20 giugno 1809 la marchesa Bernardini scrisse alla zia Lambertini:

«Le senateur Lucien va y arriver [ai Bagni] la nuit prochaine avec sa famille et c’est fait heureux pour le pays par la dépence qu’il y a fait. J’espère que cela n’empéchera par le projet qu’a la C.sse d’Albany d’y venir».

Solo qualche anno più tardi ritroviamo la marchesa Eleonora Bernardini impegnata nelle questioni risorgimentali, negli anni in cui in Lucca regnava Carlo Ludovico di Borbone, che ospitò a più riprese alcuni membri della famiglia Bonaparte, in incognito, nel suo Ducato, quando i Bonaparte erano seguaci mazziniani.
Ecco una lettera della marchesa Bernardini del 23 febbraio 1834, indirizzata al Segretario di Stato lucchese Ascanio Mansi:

«Ho ricevuto il libretto del Graberg, e vi prego, quando gli scriverete, di ringraziarlo molto e distintamente riverirlo in mio nome. Egli veramente un buono e brav’uomo, e bisogna perdonargli quelle sue debolezze. Le passioni umane hanno in tutti la stessa origine, e l’errore sta solo nei vari obiettivi a cui si dirigono».

La marchesa fa qui riferimento a Jacob Graberg de Hemso, cognato del Ministro svedese a Genova de Lagersvald, grande e fedele amico della Bernardini. Nato il 7 maggio 1776 in Svezia, de Hemso divenne dapprima Ufficiale della Marina Inglese. Costretto a lasciare il servizio a causa di un duello, fu a Genova istitutore e impiegato contabile. Grande erudito, nel 1800 divenne l’addetto alla legazione svedese in Italia come segretario particolare del Ministro, di cui sposò la cognata, francese di origine. Nel 1806 prese l’incarico di Segretario del principe di Saluzzo, duca di Carignano (e padre di Carlo Alberto di Savoia) col quale intraprese vari viaggi in Europa, ed alla fine dello stesso anno fu nominato Vice Console di Svezia a Genova. Nel 1815 fu Console a Tangheri reggendo, per incarico, anche il consolato di Sardegna. Nel 1823 venne trasferito a Tripoli ma lì, per divergenze col proprio governo, fu richiamato nel 1828. Si ritirò allora a Firenze e si dedicò agli studi, trasformandosi in uno dei massimi collaboratori dell’Antologia di Vieusseux.
Possiamo rilevare che nel 1802 il Graberg aveva pubblicato a Genova gli Annali di Geografia e di Statistica , dove incensò la figura del Primo Console Napoleone Bonaparte. Alcune sue frasi ivi contenute sul futuro Imperatore francese sono a tal fine esplicative:

«L’elezione del Primo Console a vita, fatta ultimamente nella persona del Generale Bonaparte, assicurando a questa Repubblica un governo stabile, e non più soggetto al capriccio de’ partiti e delle circostanze, ha terminato l’opera di collocare la Repubblica francese a livello delle prime potenze dell’Universo, consolidando la sua indipendenza e la sua gloria col renderla egualmente tranquilla e ben amministrata di dentro, e rispettata e celebrata di fuori».

Anche l’amicizia del Graberg col Carignano dovette essere sulla stessa lunghezza d’onda. Collaborando poi il Graberg nel Gabinetto Vieusseux durante il primo Risorgimento, ebbe necessariamente contatti con i Napoleonidi, che dimorarono in Firenze e collaborarono anch’essi con la stessa rivista fiorentina.
Il 5 settembre 1834 la marchesa Eleonora Bernardini ringraziò l’amico Graberg, la cui nipote Louise Jacqueline Elenore fu sua figlioccia, che ella voleva convertire al cattolicesimo:

«Mille grazie per il libro Le parole di urne credente del Lamennais. Esso è molto pericoloso e il Papa ha fatto bene proibirlo, ma sarebbe desiderabile che certi libri Egli vietasse la lettura ai popoli e la comandasse ai principi. Questo è il mio pensiero, un po’ stravagante, come vede. Del resto ciò che il Lamennais dice è impraticabile, finché non si compia l’Adveniat Regnuum Tuum. Dunque a che serve scrivere siffatte cose?».

In verità la marchesa Bernardini ebbe una visione più ampia sul piano politico rispetto al pensiero diffuso generalmente in quegli anni tra le nobildonne d’antico regime.
Scrive ella infatti:

«Nel primo Tomo dei miei Commentarii io feci alcune brevi considerazioni sui Diritti dell’Uomo proclamati dall’Assemblea Costituente e se volete mandare da me il Settari, li consegnerò entro poche ore perché se il Giusti, editore in Lucca, sapesse che il libro non è in casa mia [lo ha dato in prestito] Dio che strepito ne farebbe!».

Poiché i primi tre Tomi dei Commentarii non erano stati pubblicati ancora né potevano esserlo per difficoltà insorte in Lucca da parte della censura, se si fosse saputo che giravano per le case della città ne sarebbe andato di mezzo l’editore lucchese cui lo scrittore dei medesimi Commentarii Lazzaro Papi aveva ceduto l’opera sua. Il tutto a fotografare il particolare clima politico di quegli anni.

Elena Pierotti

Fonti
Archivio di Stato di Lucca, Carte Bernardini, Vol. V, pp. 193-195, nota 1.
Felicité Robert de Lamennais, Parole d’un credente, Italia 1834.
Fréderic Masson, Napoleon et sa famille, Ollendorff, Paris 1897-1919.
Giacomo Graberg da Hemso, Annali di geografia e di statistica, Tomo I, Genova 1802.
Michele Maccarrone, II Concilio Vaticano I e il «Giornale» di Monsignor Giulio Arrigoni, Padova 1966.
Laganà Nicola, Da Menabbio a Benabbio: storia religiosa e civile della comunità, ricostruita attraverso i documenti d’archivio parrocchiali arcivescovili e statali, Comune di Bagni di Lucca, Bagni di Lucca 2007.

 

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