Gli aiutanti di campo del Generale Bonaparte. 1796

Gli aiutanti di campo del Generale Bonaparte. 1796

Nel 1796, a seguito delle brillanti vittorie dell’Armata d’Italia di Bonaparte, il generale d’Hilliers dalla prima divisione militare di Parigi venne trasferito a Milano, per ricoprire incarichi amministrativi nei territori recentemente sottratti alla dominazione austriaca. Al suo seguito giungeva anche Antoine Marie Chamans, futuro conte di Lavalette, che però rimase presto deluso dai compiti “d’ufficio” assegnatigli; al riguardo, egli fu addirittura tentato di chiedere il trasferimento ad un battaglione di linea, dove riteneva che avrebbe avuto maggiori occasioni di mostrare il proprio valore e di guadagnare delle promozioni. La sua fortuna fu quella di essere scelto dal generale in capo dell’Armata d’Italia come proprio aiutante di campo. A quell’epoca Bonaparte aveva con sé otto aiutanti di campo, uomini che avrebbero fatto brillanti carriere negli anni a venire, come Marmont e Junot, o lo stesso Murat: tutti sarebbero stati successivamente premiati, con titoli e prebende, per il loro valore e per la devozione dimostrata. In questo estratto, Lavalette ci racconta del suo primo incontro con gli aiutanti di campo di Napoleone e ce ne fornisce una sintetica ma vivida descrizione.


Napoleone arriva all'armata d'italia, gli aiutanti di campoNapoleone Bonaparte e l’Armata d’Italia


Allorché io rientrai all’ora fissata al palazzo l’ufficiale di guardia mi introdusse nella sala degli aiutanti di campo. Nuovo imbarazzo per me, io non ne conosceva alcuno; la mia sciarpa li faceva cogniti che io era un nuovo loro compagno, ma nessuno venne verso di me; essi si comunicavano le loro osservazioni dirigendo sopra la mia persona degli sguardi che non mi sembravano benevoli; allorché Marmont entrò, e vedendomi mi prese la mano e mi disse: «Ecco un nuovo compagno il quale diverrà ben presto un amico». – «Al campo di battaglia, io risposi timidamente, sarò meno imbarazzato di quello lo sia qui». Bastarono pochi giorni per stabilire tra di noi un’amicizia che non si è mai smentita. Gli aiutanti di campo di Bonaparte erano allora otto; Murat, che era stato nominato generale di brigata, non era più tra questi. Il primo era Junot, dipoi duca d’Abrantès. Egli era nato in Borgogna ed erasi arruolato come semplice soldato in una compagnia di cannonieri volontarii del suo dipartimento. All’assedio di Tolone si è fatto ammirare per un tratto di coraggio che dippoi si è rinnovato. Il famoso ridotto detto dei Sans-Culottes, che era difeso dagli Inglesi, era battuto da molte ore, ma il fuoco che di là partiva ci faceva molto male. Bonaparte ordina ad un battaglione di prenderlo d’assalto. Junot, quantunque non appartenesse a questo battaglione, si slancia il primo nella fossa, sale sulla scarpa, si precipita nel ridotto a traverso di una cannoniera, vi uccide due artiglieri sul loro cannone, e procura così il tempo ai suoi compagni di raggiungerlo; il ridotto fu preso al grido: Viva la repubblica! Bonaparte lo nominò sergente, e siccome avea una scrittura netta e rapida egli se ne servì come segretario per tutta questa campagna. Quando io lo vidi per la prima vola era colonnello, ed era stato ferito alla battaglia di Castiglione. Junot univa ad un brillante valore molto spirito naturale. Dopo aver guerreggiato per venti anni e percorso tutti i gradi, terminò in deplorabile maniera i suoi giorni. Il freddo che patì nella campagna di Russia disordinò le sue facoltà mentali: l’infelice morì presso suo padre. Ai suoi ultimi momenti ebbe il pieno uso della ragione, e ritrovossi nel modesto abituro che avea veduto la sua infanzia, e seppe apprezzare giustamente il sogno brillante della gloria e della fortuna. Marmont, colonnello d’artiglieria, era nato pur esso in Borgogna da una famiglia antica e considerata nella sua provincia. Entrato assai giovine nell’artiglieria, la sua educazione fu accurata; ciò che più distinguevasi in allora nel suo carattere era una sfrenata passione di gloria, molta ambizione, ed un aſſetto per il suo generale che toccava fino all’entusiasmo. Duroc era il terzo aiutante di campo; meno brillante dei due primi, si ritrovava nel suo spirito maggior solidità e nel suo carattere una rimarcabile fermezza; uffiziale d’artiglieria nel 1789 avea emigrato, ma era bentosto ritornato in patria. Il generale in capo lo amava moltissimo; Duroc era riconoscente, ed io sono persuaso che la sua fedeltà avrebbe resistito nobilmente al pericoloso esperimento della rivoluzione dell’anno 1814 [NdR: Duroc morirà nel 1813 nella Battaglia di Reichenbach, colpito da una palla di cannone.]. Il quarto aiutante di campo era Le Marrois, giovine di soli diciassette anni e che avea di già coperto il petto di ferite. Dopo questi era Sulkowski, di un valore cavalleresco, appassionato per le avventure, d’uno spirito romanzesco ed inquieto, pieno d’istruzione, parlante tutte le lingue d’Europa, alla fine un vero Polacco. Avea appena passata l’infanzia che combatteva di già per la libertà della sua patria; ferito all’assedio di Varsavia, e forzato a fuggire, venne in Francia. Fu immediatamente mandato a Costantinopoli presso il nostro ambasciatore, che era il signor Descorches. Il comitato di salute pubblica, desiderando avere un agente nell’India, Sulkowski si incaricò di questa missione; avea già oltrepassato Aleppo quando gli Inglesi lo scoprirono e lo fecero spogliare dagli Arabi onde conoscere le sue istruzioni. Scampato dalle loro mani, ritornò a Parigi, e vi ottenne lettere di servizio per l’armata d’Italia. Militava sotto Mantova, allorché un suo rapporto al capo dello stato maggiore generale cadde sotto gli occhi del generale in capo; all’indomani era suo aiutante di campo. Alla fine noi avevamo per compagno Luigi Bonaparte, che toccava appena il sedicesimo anno di età; ma che non era dal suo fratello risparmiato più di noi nelle missioni le più pericolose. Egli le adempiva del resto con un piacere che annunciava portare egli nobilmente il suo nome. Era duopo rimpiazzare Elliot; il generale in capo scelse Croisier, bravo ed intrepido ufficiale di cavalleria. Questi erano i miei novelli compagni coi quali feci conoscenza mentre aspettava il generale in capo.

Memorie e rimembranze del conte Lavalette,
Milano, Tipografia Pirotta 1840

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