Il soldato francese

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Il soldato francese

In questo articolo, il filo-francese Angelo Petracchi descrive, con toni enfatici, virtù e valore dei soldati oltralpini (che, a suo avviso, sono i migliori al mondo), dei quali sono ampiamente risapute «la pazienza, e la disciplina». Ma il principale punto di forza dell’esercito francese è l’onore, che costantemente anima i soldati, costituendone «lo spirito, e la molla». L’onore è il «movente» alla base di ogni azione del combattente francese: è ciò che lo rende «superiore ad ogni altro soldato del mondo», cosicché «nelle sue mancanze medesime vi è sempre qualche cosa di grande, e generoso».

Il Generale Massena … arrivato che fu ai confini della Francia riorganizzò ivi tutti quei corpi di truppa, che andava a mano a mano incontrando, e che per mancanza di vitto e per una sequela di que’ disordini, che nascono in una armata, quando è lungo tempo infelice, abbandonandosi all’insubordinazione, tentava di rendersi alle proprie abitazioni. Ci sia permesso di attribuirne la causa principale alla debolezza del Generale Championnet, alla cui fine triste, ed infelice siamo ben lungi d’insultare con degl’inopportuni rimproveri. Che riposino pure in pace le sue ossa ed il suo cenere, e che possa la sua ombra consolarsi dei rovesci del Piemonte colla memoria dei trionfi Partenopei!


Soldato franceseFucilieri francesi


È un fatto costanto per altro, che dopo il comando in Capo di questo Generale l’Armata erasi veduta in uno stato di smembramento e di languore, che recava meraviglia a chi conosceva la pazienza, e la disciplina del soldato Francese. Né sarà fuori di proposito in tal momento il fare un’osservazione sulle medesime mancanze di codesti soldati. Un esempio dei più luminosi ce ne fornisce la Terza Mezza Brigata di Linea. Essa trovatasi acquartierata in Genova. Mancando di pane da varj giorni, e del rimanente di sue razioni, non che di paga, ch’era sospesa da molti mesi; lasciasi anch’essa vincere dall’impazienza; e riunitasi interamente pensa a ritornarsene in Francia. Non vuol però che possa dirsi di aver disertato, o abbandonato vilmente le insegne. Si mette quindi in marcia, ed in tutto buon ordine va al palazzo Brignole, ove alloggiava il suo Capo, l’intrepido Mouton; ivi sempre riunita in corpo, chiede prima i suoi stendardi, ed essendole negati, si dispone a prenderli da se. Che non avrebbe avuto a temersi da un’altra specie di soldati in un’occasione simile? Da questi nulla. Penetrano dopo lunghi e vani contrasti degli Ufficiali nella camera ove erano le bandiere, nulla rompono, nulla guastano, nulla rubano, e fanno anzi assicurare urbanamente la Padrona di casa a non temer cosa alcuna, come in fatti eseguiscono. Che più? Era alloggiato nel palazzo medesimo il pagator della truppa: i soldati sapevano che aveva la sera innanzi incassato del denaro: ma nò; essi gridavano in mezzo all’insubordinazione: non sarà mai detto, che noi togliamo colla violenza quel che ci si deve a buon diritto; vogliamo le nostre insegne, perché senz’esse saremmo disonorati, e nulla più. Ciò sarebbe sufficiente a mostrare, che lo spirito, e la molla del soldato Francese è l’onore: ma la prova non finisce qui. Il Gen. Gouvion s.Cyr li arringa, e gli si risponde da qualche comune con quella semplice eloquenza, che nasce dalla natura. Infine si giunge a calmarli; essi vanno per render le loro insegne, che non si vogliono più ricevere. Allora si vede il vero patimento. Il pianto medesimo, quel pianto che non disonora il guerriero, perché ha la sua sorgente dall’onore, fu versato dalla maggior parte di essi. Tutti confessano la loro mancanza, e tutti la riparano alla prima azione, ove fecero veri prodigi di valore. Ecco perché il Soldato Francese è superiore ad ogni altro soldato del mondo: egli non agisce come una macchina, come il Russo, e l’Austriaco; il punto d’onore è il movente in lui, maggiore assai del bastone presso gli altri; e ciò produce che nelle sue mancanze medesime vi è sempre qualche cosa di grande, e generoso.

Istoria del blocco di Genova nell’anno 1800 dell’era francese VII
scritta dal Citt. Ang. Petracchi, Stamperia Porcile, Genova, 1800

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