La battaglia di Marengo

La battaglia di Marengo

La fortunata opera di Jacques de Norvins inaugurò una serie di pubblicazioni destinate a consacrare, in chiave eroica, la figura di Bonaparte. È ciò che emerge ampiamente anche dall’estratto che riportiamo di seguito, dove la battaglia di Marengo è descritta in toni epici, e Napoleone assurge a una dimensione mitica, diventando il geniale generale e stratega, previdente ed imbattibile, amato fino alla devozione dai suoi soldati, dei quali è definito, non a caso, l’«eroe».


Bonaparte_a_MarengoIl generale Bonaparte alla battaglia di Marengo, 18 giugno 1800


Melas, che teneva il suo campo fra il Pò e il Tanaro … aveva richiamato da San Giuliano il generale Ott, che partendone lasciò una semplice retroguardia a Marengo, piccolo borgo, celebre però nei fasti militari della Francia. Il 12 giugno, l’esercito francese … fiancheggiava la Scrivia. La divisione Lapoype aveva ordine di raggiungere Desaix … Il resto delle nostre forze, sparse su i varii punti della Lombardia, serviva a bloccare e contenere i diversi corpi austriaci. Il quartiere generale si trovava  a Voghera. Era il primo console nell’espettazione d’incontrare l’esercito dell’Austria nelle pianure di San Giuliano. Il 13 le traversa senza resistenza, e fa scacciare da Marengo cinquemila uomini dal general Gardanne, che gl’insegue fino alla Bormida, ma non può guadagnare la testa del ponte. Noi prendemmo la posizione, fra questo fiume e Marengo, alla Petrabona. Dovemmo naturalmente credere che Melas non era disposto alla battaglia, allorché abbandonava gli sbocchi di Marengo, così facili a difendersi, e che dirigeva sul fianco le sue operazioni tanto sopra Genova, dove gl’inglesi avrebbonlo senza ostacolo provveduto di tutto, che sopra l’Alto Ticino dov’egli avrebbe stabilito i suoi punti di comunicazione coll’Allemagna, e finalmente sopra ambe le rive del Pò, dove con facilità avrebbe potuto aprirsi un passaggio ed una marcia. Ma Bonaparte che ha il dono di discernere tutte l’eventualità al primo colpo d’occhio, manda le due divisioni Desaix a Castel Nuovo di Scrivia ed a Rivalta per osservare le ali dell’esercito nemico e concentrare i corpi di Lannes e di Victor fra San Giuliano e Marengo: sono queste divisioni disposte per gradi paralelli, con la sinistra avanzata, onde tenersi in guisa tale pronto a tutti i movimenti che potrebbero divenir necessarii, e perché così ogni divisione di ala possa divenire al bisogno testa di colonna sulla sua propria direzione.
Il corpo di Boudet situato a Rivalta sotto gli ordini di Desaix doveva comunicare al corpo di Massena e di Suchet, che si erano indirizzati sopra Acqui.
Il dì seguente, 14, il primo console rimase attonito di vedere, a quattr’ore del mattino l’esercito austriaco sboccare pel lungo passaggio della Bormida e per le paludi che soni in quei dintorni. Cinque ore appresso soltanto potè esso avanzarsi in tre colonne, ed era composto di quarantamila uomini all’incominciamento dell’azione, quando il nostro ne contava appena ventimila per la maggior parte coscritti. L’esercito che comandava Melas era interamente formato di vecchi soldati. Il corpo di Victor essendo stato vigorosamente attaccato e respinto indietro, entrò in linea quello di Lannes dalla parte dritta, e, dopo alcuni vantaggi, fu costretto di seguir la sinistra che ritiratasi; ma il punto più importante dell’azione che doveva decidere della giornata, era per Bonaparte di sostenere la sua diritta e per Melas di respingerla. Il primo console conoscendo che il favorevole evento della battaglia dipendeva dalla comunicazione che la sua diritta assicurava col resto dell’esercito, fece prontamente avanzare nel mezzo della pianura quella vecchia guardia, stata per lungo tempo il terrore dell’Europa, ma che, giovine allora, fè datare la sua gloria dalla giornata di Marengo. La posterità conservò a lei quel bel titolo di baluardo di granito, che il vincitore stesso le conferì. Gli assalti più terribili dell’inimico vani sono contro l’immobilità di quell’eroica legione; la sua valorosa resistenza accorda il tempo alla divisione Monnier di giungere: spinse questi una schiera in Castel Ceriolo, e l’esercito francese trovassi in un ordine quasi inverso a quello della mattina, per gradi regolari, l’ala diritta innanzi, ferma mai sempre al punto essenziale della prima linea di battaglia, coprendo la sua comunicazione più importante ed occupando colla sua sinistra il cammino per Tortona. L’azione si mantenne in questo stato sino all’arrivo della divisione Desaix. Melas, al contrario, aveva indebolito la sua sinistra per accrescere la sua diritta, che inutilmente estendevasi sino a Tortona. Previde il primo console tal movimento, con quella solita sua abilità nel penetrare i disegni dell’avversario sul campo di battaglia. Erano già cinque ore, e la divisione Lapoype non compariva; ma giunse Desaix sul campo di battaglia alla testa della sola divisione Boudet. Nelle mani di Bonaparte rinforzo simile andava a divenire lo strumento della vittoria, e l’esercito ha già penetrato il pensiero del suo capo. Stanco da una lunga e sanguinosa ritirata, esso vede con l’istinto di una espettativa che il suo eroe non ha giammai tradito, le soldatesche di Desaix coprire la sua sinistra, e da ciò incoraggiato ripete con gioja il grido dell’attacco generale ordinato sopra tutta la linea. Il generale Zach, che oltrepassa quella degli Austriaci, s’inoltra sulla strada maestra con una colonna di cinquemila granatieri, incanutiti nelle battaglie. Desaix, il bravo Desaix, corre ad incontrarlo con quindici pezzi di cannone, e cade colpito da una palla che lo rapisce alle speranze della Francia ed all’amore dei soldati. Per un rapporto stranissimo di fatalità, nel momento medesimo l’illustre Kléber, suo amico, spirava nel Cairo sotto il pugnale di un assassino. Ormai non restan più celebri guerrieri, oltre a Bonaparte, che Moreau e Massena. Il coraggio di Desaix sopravvive nella sua divisione, la quale vuole con memorandi fatti illustrare la morte del suo capo; gettasi con incredibile furore sul nemico cercando vendetta e vittoria. Nondimeno Zach resiste quantunque solo in mezzo a quella vasta pianura; ma il giovine Kellermann corre rapidamente colla sua cavalleria ad attaccare il fianco sinistro della colonna invincibile, la disordina, la sparpaglia ed i cinquemila granatieri che la compongono vengono in nostro potere. Sino da questo istante Desaix è largamente vendicato, la nostra linea vola in avanti ed ha riconquistato in meno di un’ora il terreno disputato con tanta pertinacia sin dalla prima aurora. L’esercito nemico attaccato alle spalle fugge precipitosamente. Melas tenta in vano di sostenersi in Marengo; la sua infruttuosa difesa contribuisce a dare il nome di questo villaggio, prontamente preso da Bonaparte, alla famosa battaglia che cangiò la sorte dell’Italia, quella della Francia e dell’Europa intera. I Francesi inseguono gli austriaci fino a dieci ore della sera, e non si arrestano che alla Bormida: cinquemila morti, ottomila feriti, settemila prigionieri, trenta cannoni e dodici bandiere, sono i trofei della battaglia di Marengo. La dimane allo spuntar del giorno, Bonaparte fece attaccare la testa del ponte della Bormida; ma, contro ogni credenza, l’inimico dimanda di aprir trattative! Qualche ora dopo i generali Berthier e Melas hanno concepito la famosa convenzione d’Alessandria, in forza di cui rientra in nostro dominio tutto ciò che in Italia avevamo perduto nel corso di quindici mesi, tranne la città di Mantova.
Così una sola battaglia vinta dopo dodici ore d’una ritirata offensiva, ma perigliosa, ha nuovamente posto sotto l’influenza della Francia, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e le dodici piazze fortificate che difendono tali Stati.

Storia di Napoleone del Sig. di Norvins,
prima edizione italiana con note e tavole, Tomo secondo,
Bastia, presso i Fratelli Fabiani, 1834

 

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