La Consulta e la Commissione per il governo del Piemonte (1800)

La Consulta e la Commissione per il governo del Piemonte (1800)

 

La vittoria di Marengo del 14 giugno 1800, nonostante superasse per conseguenze strategiche quelle riportate da Moreau in Germania, non pose fine alla guerra della Seconda coalizione contro l’Inghilterra e l’Austria.

Il 15 Berthier e Melas siglarono la convenzione di Alessandria, che permetteva agli austriaci di ritirarsi oltre il Mincio e consegnava la Liguria, il Piemonte e la Lombardia ai francesi.

Napoleone era incerto su cosa fare del Piemonte; subito dopo Marengo, espresse al cardinal Martiniana, vescovo di Vercelli, la sua intenzione di ristabilirvi i Savoia, per conquistarsi la riconoscenza dello zar Paolo I di Russia che aveva abbandonato l’alleanza con l’Austria ma proteggeva il re di Sardegna. Ma la pace di Luneville con l’Austria, siglata il 9 febbraio 1801, l’assassinio dello zar il 24 marzo e la pace d’Amiens con l’Inghilterra del 27 marzo 1802 portarono al decreto d’annessione del Piemonte del 15 settembre.


Napoleone alla battaglia di MarengoNapoleone alla battaglia di Marengo


I Francesi dopo la vittoria di Marengo rioccuparono Torino venerdì 20 giugno 1800. La notte fra giovedì 26 e venerdì 27 giugno, preceduto dalla guardia consolare, Bonaparte, che arrivava da Vercelli, passò per Torino, accompagnato dai fuoriusciti Giuseppe Cavalli d’Olivola e Michele Buniva. Andò di filato alla Cittadella, nella quale entrò per la porta del soccorso, vi si fermò appena alcune ore, ricevendo soltanto una deputazione della Municipalità e un’altra di patrioti. Non aveva ancora preso una decisione sul futuro del Piemonte. Anzi dopo la vittoria di Marengo, aveva offerto di restaurare Carlo Emanuele IV nei suoi domini di terraferma, purché rinunciasse a Nizza e Savoia. Pensò anche di dare al re la Cisalpina in cambio del Piemonte. Ma Carlo Emanuele rifiutò.

Il primo Console pensò di creare in Torino una Consulta e una Commissione di governo per il Piemonte a capo delle quali mise un ministro straordinario francese, Jourdan. Fu Alexandre Berthier, secondo gli ordini di Napoleone, a organizzare la Commissione di governo di sette membri che compose col conte Giuseppe Cavalli d’Olivola, e altri personaggi: il conte Filippo Avogadro di Quaregna, già presidente del Senato di Torino, il canonico Innocenzo Maurizio Baudisson, già professore di diritto canonico, il giudice Vincenzo Botton di Castellamonte, già intendente generale, e gli avvocati Felice Brayda, già avvocato dei poveri, Pietro Gaetano Galli della Loggia, già presidente della camera dei conti e Stefano Giovanni Rocci, già segretario nel ministero per gli affari esteri. Poi Dupont de l’Étange installò la Consulta legislativa di trenta cittadini torinesi col compito di creare leggi e regolamenti per il nuovo governo del Piemonte. Questa era composta da Avogadro, Botta, Capriara, Fasella, Fava, Geymet, ex membri del governo provvisorio; Bay e Ricardi, uomini di legge e proprietari; Besso e Gardini, ex commissari del governo provvisorio; Chateauneuf, municipalista di Vercelli; Cilavegna, ex municipalista di Voghera; Dallegre canonico; Francia e Martinet uomini di legge; Gambini, ex segretario generale del governo provvisorio; La Villa, Piossasco, Ponte di Lombriasco, ex conti; Nizati ex barone; Marcarini; Negro, negoziante; Pacciotti, prete; Pavesio, bibliotecario nazionale; Regis, teologo e professore; Tonso, uomo di lettere di Mortara; Vassalli professore di fisica; Pierre Ricati, Saint Martin de la Motte.

Consulta e Commissione erano poste alle dipendenze d’un ministro francese. A reggere la segreteria di guerra fu chiamato il Pavetti, esperto di questioni militari. Tutti gli organi di natura feudale quali i tribunali dell’Inquisizione e l’Ordine Mauriziano, ripristinati dagli austro-russi, furono nuovamente aboliti.

La notte del 26 Napoleone approvò la proposta di Carnot di rimpiazzare nel comando della 25ªdivisione militare il generale Carteaux, che non era d’accordo col prefetto del dipartimento dell’Ourthe e di inviarlo all’Armée de Batavie, al suo posto venne inviato il generale Chablos.

Il mattino del 27 decretò di trasportare il corpo del generale Desaix al convento del Gran San Bernardo e di elevare qui la sua tomba, nella quale i nomi delle mezze brigate, dei reggimenti di cavalleria e d’artiglieria, così come quelli dei generali e dei capi di brigata dell’Armée de Réserve partecipanti alla campagna d’Italia del 1800, sarebbero dovuti essere scolpiti su una tavola di marmo piazzata di fronte al monumento.

Bonaparte si soffermò poche ore e si rimise presto in viaggio: il 2 luglio era a Parigi.

A. Puato

 

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