La guerra in Val Fontanabuona e la «Vandea» ligure

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La guerra in Val Fontanabuona e la «Vandea» ligure

In questo breve passaggio della sua opera, Angelo Petracchi affronta un tema che, in generale, è stato poco studiato dalla storiografia napoleonica sulla Liguria: quello delle insorgenze anti-francesi nella regione. Insorgenze che furono sobillate dal clero e da una parte dell’aristocrazia terriera, impaurita dalla neonata Repubblica Ligure, dai suoi provvedimenti dal sapore giacobino e soprattutto timorosa di veder cancellati i propri privilegi feudali.
Il 3 settembre del 1797 ci fu l’insurrezione del borgo di Albaro; il 4 settembre furono invece i contadini della val Polcevera a prendere le armi contro il governo e in difesa della religione; lo stesso giorno, ancora, si sollevarono gli abitanti della val Fontanabuona, che qui Petracchi definisce la «Vandea» della Repubblica Ligure.


Albaro, La guerra in Val Fontanabuona e la «Vandea» ligureIl levante di Genova e la collina di Albaro, fine ‘700


Non era stata […] fin a quel tempo inoperosa la truppa, e varj piccoli attacchi nella Riviera di Levante esercitando il valore de’ soldati, andavano in essa ridestando l’idea delle prime vittorie, e cancellando la memoria delle perdite più recenti. In un fatto di questi accaduto verso i 15. e 16. Nevoso i Francesi scacciarono i Tedeschi dalla Riviera fino a Chiavari: ma contentandosi di alcuni prigionieri fatti, senza curarsi di estender tanto la loro linea, ritornarono tranquillamente alle loro posizioni di Recco, e Sori. Poco mancò che in quella rapida spedizione non inviluppassero un grosso corpo Tedesco, ed il medesimo Gen. Klenau che la comandava e che salvossi colla sua truppa in tutta fretta verso la Spezia. Fu in questa prima spedizione, che la Terza Mezza Brigata di linea, […] comandata dal bravo Mouton fece prodigi di valore, che furono forieri di mille altri […]

Non mancò ancora alla Repubblica Ligure in quell tempo la sua Vandea. Gli abitanti Fontanabuona, con due o tre altri villaggi di quelle montagne, che s’innalzano verso i così detti Monti Liguri, insorsero in massa contro i Francesi, e la Liguria. Spacciavano sul primo dei motivi plausibili, di non voler esser cioè oppressi da alcuno fosse Austriaco, o fosse Francese; che niun male avrebbero fatto ad alcuno di essi; e che la loro insubordinazione alla Repubblica Ligure avrebbe avuto fine, quando fossero pur terminate quelle che essi chiamavano oppressioni di tasse, e contribuzioni. Ma ben diversamente andò per altro la faccenda.
Le truppe Liguri colà mandate per rimettere la calma furono ricevute col fucile alla mano, e quanti Francesi isolatamente da quelle parti, erano trucidati e fucilati sul fatto. Tentò il Governo Ligure, e Massena medesimo con proclami pacifici, e con dolci proposizioni di richiamarli al dovere: ma assistiti coloro dai Tedeschi, divenendo ogni giorno più baldanzosi, rifiutarono ogni accomodamento. Miseri! essi non conoscevano la loro piccolezza, e se la necessità non avesse di lì a poco obbligato Massena a ristringersi in Genova, essi avrebbero conosciuto, benché tardi, quanto è fallace il fidarsi di un ajuto passeggiero, ed agli errori d’una immaginazione riscaldata. Forse però il tempo della resa dei conti non è lontano, e forse il loro pentimento non troverà più strada presso l’irritata sofferenza dei Francesi.

Istoria del blocco di Genova nell’anno 1800 dell’era francese VII
scritta dal Citt. Ang. Petracchi, Stamperia Porcile, Genova, 1800

 

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