La situazione politica francese

Napoleone a Torino nel 1797 – Parte II

I lavori di Alessandro Puato, storico e studioso del Piemonte napoleonico, sono incentrati sulla ricostruzione delle tappe compiute da Bonaparte nella capitale sabauda. Le visite in questione si svolsero negli anni 1797, 1800, 1805, 1807.
Nell’ambito di una prima serie di contributi, incentrata su Napoleone a Torino nel 1797, pubblichiamo un articolo che fornisce una chiara esposizione degli antefatti storici nonché la descrizione del contesto politico negli anni che precedettero la visita del Generale. Di seguito, l’Autore si sofferma su un’analisi delle convulsioni che, in quel tempo, dilaniarono la politica parigina.

La situazione politica francese

Dopo la fine della prima campagna d’Italia e l’armistizio di Leoben (18 aprile 1797) Bonaparte condusse le trattative per giungere alla pace con l’Austria.
Il Direttorio era intimorito da Bonaparte che andava assumendo una dimensione politica imprevista. Infatti era riuscito poco a poco nel corso della campagna a svincolarsi dal controllo del governo ed ora era venuto a configurarsi come una potenza autonoma: disponeva dell’Armée d’Italie a lui devota (…), di un enorme bottino che gli consentiva l’autonomia finanziaria, la possibilità di pagare ai soldati metà del soldo in numerario, cosa impensabile presso le altre armate della Repubblica dal 1793. Inoltre Napoleone era riuscito a creare attorno all’Armée d’Italie un’atmosfera di cameratismo ed uno spirito particolare.


Bonaparte a Leoben, la situazione politica franceseBonaparte e la firma del Trattato di Leoben


Per i suoi fini Napoleone utilizzò anche la stampa: creò due giornali, il Courrier de l’Armée d’Italie, affidato alla redazione di Jullien, un ex giacobino che era stato coinvolto nella congiura di Babeuf prima di passare al servizio di Bonaparte, e La France vue de l’armée d’Italie sotto la direzione di Regnault de Saint Jean d’Angély, che aveva fatto parte della Costituente come rappresentante dell’ala moderata della Rivoluzione. Distribuiti gratuitamente, informavano i soldati delle notizie venute dalla Francia e miravano a orientarli politicamente nel senso desiderato da Bonaparte. Essi avevano anche lo scopo di rinforzare la devozione degli uomini al loro capo. Oltre che ai soldati dell’Armée d’Italie, questi giornali si rivolgevano all’opinione pubblica francese già influenzata dai rapporti che Bonaparte inoltrava al Direttorio, dall’invio delle bandiere e dei bottini di guerra, ampiamente pubblicizzati.

Il giovane generale governava con autorità quasi regale da Villa Pusterla a Mombello, vicino a Milano, le sue conquiste italiane. Nei negoziati di pace in corso con l’Austria, Bonaparte non tenne in considerazione le istruzioni del Direttorio. Napoleone voleva mantenere le sue conquiste italiane, mentre il Direttorio era propenso a sacrificarle per ottenere il Belgio e la Renania. Il massacro dei Francesi a Verona il 17 aprile diede a Bonaparte il pretesto, il 2 maggio, per dichiarare guerra a Venezia, che conquistò il 15 senza colpo ferire. Era il preludio dello smembramento della Repubblica di San Marco (…) Il 29 giugno Bonaparte creò, con le terre che aveva liberato, la Repubblica Cisalpina, le cui istituzioni erano modellate su quelle della Francia.

La politica personale di Napoleone irritava la destra monarchica che aveva vinto le elezioni dell’aprile 1797 ed aveva eletto Pichegru alla presidenza del Consiglio dei Cinquecento, Barbé Marbois a quella del Consiglio degli Anziani e aveva portato Barthélemy nel Direttorio. Questi non perdonava a Bonaparte di aver sostenuto una parte importante il 13 Vendemmiaio e di favorire i giacobini in Italia. La restaurazione dei Borboni era l’ultima eventualità che il comandante dell’Armée d’Italie potesse augurarsi. Per quanto poco gl’importasse del corrotto Direttorio, la sua incompetenza e la sua slealtà erano di gran lunga preferibili ad una monarchia restaurata, che alla prima occasione avrebbe certamente firmato una pace generale, cui sarebbe seguito un ridimensionamento dell’esercito. Ma Bonaparte era abbastanza armato per difendersi. Si era appena impossessato di uno dei principali agenti realisti, il conte d’Antraigues, mettendo le mani sui suoi documenti. Nel suo portafoglio figurava un rapporto dell’agente realista Montgaillard che dava la relazione dei negoziati con i capi militari della Repubblica per un accordo con Luigi XVIII. Pichegru, diventato presidente del consiglio dei Cinquecento, vi si trovava implicato.

A Parigi il Direttorio si divideva: Carnot e Barthélemy si erano alleati con la maggioranza di destra, Rewbell, La Révellière-Lépeaux e Barras le erano ostili. I monarchici abrogarono le leggi contro i preti refrattari e i parenti degli emigrati e reclamarono la destituzione di quattro ministri giacobini. Ne sorse un conflitto coi vecchi membri del Direttorio, i quali nel luglio 1797 fecero appello ad Hoche ed a Bonaparte. Questi trasmise a Barras le prove del tradimento di Pichegru ed inviò nella capitale Augereau, che l’8 agosto venne nominato comandante della divisione militare di Parigi. Saputo che i Consigli si preparavano a metterli sotto accusa Barras, Rewbell e La Révellière-Lépeaux concordarono un colpo di Stato e ne affidarono l’esecuzione ad Augereau: questi occupò le aule consiliari, arrestò Pichegru, Barthélemy e i principali deputati della maggioranza; Carnot era riuscito a fuggire. Sui muri di Parigi erano incollati dei manifesti riproducenti i documenti trovati da Bonaparte nelle mani di Antraigues. Una volta ancora egli aveva fatto fallire i progetti di restaurazione realista.

(…) I termidoriani, uscendo dalla prova di Fruttidoro, non potevano fare a meno di Bonaparte, il comandante dell’Armée d’Italie non lo ignorava. Egli dunque poté condurre a suo talento i negoziati col rappresentante austriaco Cobenzl. Senza consultare i direttori, ispirò gli articoli del trattato di Campoformio il 17 ottobre 1797. L’Austria abbandonava alla Francia il Belgio e riconosceva le Repubbliche Cisalpina e Ligure, in cambio otteneva parte della Repubblica di Venezia. Per quanto riguardava la sponda sinistra del Reno, se ne sarebbe discusso alla prevista dieta di Rastadt.

Il Direttorio non vide di buon occhio il trattato di Campoformio, ma decise di approvarlo temendo, in caso contrario, reazioni da parte dell’opinione pubblica, stanca della guerra. Per sbarazzarsi di Bonaparte lo nominò comandante in capo dell’Armée d’Angleterre col compito di preparare l’invasione dell’ultima nemica che restava alla Francia, nel frattempo lo incaricò di condurre a termine a Rastadt i negoziati di pace iniziati a Campoformio.

A. Puato

Bibliografia
Costa di Beauregarde, Vecchio Piemonte nella bufera, Torino, Fogola, 1985.
Piera Rossotti Pogliano, Il diario intimo di Filippina de Sales marchesa di Cavour, Torino, Edizioni dell’Angolo Manzoni, 2000.

 

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