La situazione politica piemontese

Napoleone a Torino nel 1797 – Parte I

La situazione politica piemontese

Il nome di Napoleone iniziò ad essere conosciuto nell’ambiente militare sabaudo dopo che questi riuscì ad ottenere il comando dell’Armée d’Italie, ecco come lo descrive il marchese Costa di Beauregarde, capo di stato maggiore del generale Colli:
«Si annuncia quindi all’esercito l’arrivo di un nuovo generale in capo.
È un certo Bonaparte, corso d’origine come Saliceti; era ufficiale d’artiglieria sotto l’antico regime, di conseguenza gentiluomo, ma poco conosciuto nell’esercito, dove è stato impiegato solo come artigliere alla presa di Tolone. Non lo credo giacobino: è un uomo educato e di buona compagnia. Passa per essere pieno di genio e di grandi vedute, la sua cerchia è costituita da antichi ufficiali d’artiglieria (…)
Bonaparte fa pensare a quegli eroi che con un colpo di spada fendevano le montagne, con un colpo di tallone sviavano i fiumi e cavalcavano le nubi per andare più in fretta
».
Ma anche la società torinese cominciò a sentir parlare di lui, Filippina de Sales marchesa di Cavour dà nota della sua assunzione del comando nel suo diario, alla data del 20 aprile 1796:
«Adesso, poi, l’armata francese ha un nuovo comandante, un certo Buonaparte o Bonaparte, non so bene».
Il contesto politico piemontese a causa dello scoppio della rivoluzione francese era divenuto molto complesso: il regno era alleato della Francia dal 1773, così dal momento in cui si manifestarono i disordini politici in quel paese il Piemonte venne a trovarsi senza l’appoggio della sua potenza di riferimento, che ne aveva garantito la sicurezza nel quindicennio precedente.


Re Vittorio Amedeo III di SavoiaRe Vittorio Amedeo III di Savoia


Allo scoppio della guerra della prima coalizione, nel 1792, la Francia in un primo momento tentò di ottenere l’alleanza del Piemonte, ma richiedeva la cessione di Nizza e Savoia in cambio di una futura compensazione con la Lombardia austriaca che gli eserciti alleati francese e piemontese avrebbero dovuto conquistare. Visto che i negoziati non giungevano ad una soluzione i Francesi ruppero gl’indugi e, in base alla loro visione geopolitica dei confini naturali, tra il 21 ed il 30 settembre invasero e conquistarono la Savoia e la contea di Nizza. Vennero fermati dall’esercito piemontese sull’arco alpino.
L’Austria non volle impegnarsi in accordi bilaterali col Piemonte e lo invitò ad entrare nella prima coalizione, ma senza prendere impegni precisi per la guerra di coalizione in Italia. In realtà gli Austriaci erano intenzionati a servirsi dell’esercito e del territorio piemontese per logorare i Francesi, e magari, in vista di un possibile accordo di pace, per spartirselo di comune intesa. Infatti era ormai chiaro, dal momento dell’elevamento dei Savoia al rango regale nel 1713, che le possibili direttrici dell’espansionismo piemontese erano indirizzate verso la pianura padana e verso il tentativo di acquisire il predominio sugli Stati italiani: questa politica portava inevitabilmente allo scontro fra il Piemonte e l’Austria per il controllo del nord Italia.

In seno al governo piemontese si affrontavano due posizioni: l’aristocrazia reazionaria austriacante impersonificata dal ministro degli esteri Joseph François d’Hauteville, e dal Thaon di Revel che voleva mantenere tutto il suo potere ed era avversa alle riforme iniziate negli anni settanta da Vittorio Amedeo III, questa era appoggiata dai tre figli del re: Carlo Emanuele, principe di Piemonte, Vittorio Emanuele, duca d’Aosta, e Carlo Felice, duca del Genevese; e l’aristocrazia liberale rappresentata da personalità, quali il ministro degli interni conte Giuseppe Pietro Graneri de La Roche, il ministro della guerra Giovanni Battista Fontana di Cravanzana, il conte Gian Francesco Galeani Napione, il marchese di Cavour, Clemente Damiano Priocca, Prospero Balbo e Filippo Asinari di San Marzano, favorevole all’alleanza con la Francia per riprendere il percorso riformatore interrotto allo scoppio della rivoluzione francese e per tentare l’espansione nell’Italia settentrionale dove gl’interessi sabaudi erano in conflitto con quelli austriaci.
Ma il re diede alla lotta contro la rivoluzione francese un carattere ideologico che, per timore di rivoluzioni interne, gli fece perdere di vista l’interesse geopolitico del Piemonte, per cui decise di perseverare nella guerra contro la Francia, e si vide costretto a richiedere l’alleanza austriaca cui in seguito si ostinò a restar fedele.

Vi era poi l’opposizione dei gruppi democratici, o cosiddetti “giacobini”, che miravano a portare istituzioni democratiche in Piemonte e che erano pronti a collaborare con i liberatori giunti da oltralpe. Questi gruppi avevano il comune intento di far cadere la monarchia ma erano divisi sul tipo di istituzione statale da creare al suo posto, vi era chi voleva una repubblica piemontese, altri che miravano ad una repubblica italiana, alcuni federale, altri unitaria. A Torino operavano dal 1793 tre club giacobini: uno riuniva in casa del medico Ferdinando Barolo parecchi professionisti, tra cui il medico Carlo Botta, Ignazio Pico, l’avvocato Federico Campana, Maurizio Pellisseri, Luigi Ghiliossi; un secondo era frequentato dal medico Guglielmo Cerise, dai fratelli Chantel, uno medico, l’altro ufficiale e dal mercante Francesco Junod, tutti valdostani, e dal mercante albese Ignazio Bonafous; il terzo club, più moderato, era promosso dal banchiere Vinay, ne facevano parte Giovanni Carlo Dufour, segretario al ministero degli esteri e Francesco della Morra, capitano del Piemonte reale. Questi tre club tra l’inverno e la primavera del 1794 progettarono una cospirazione repubblicana con lo scopo di prendere il potere ed eliminare la famiglia reale, ma furono traditi e scoperti. Ma ormai il seme era gettato ed i cospiratori giacobini presto si riorganizzarono in tutto il paese.
Dopo la conquista di Nizza e Savoia da parte degli eserciti repubblicani, la guerra si protrasse stancamente per quattro anni lungo l’arco alpino-appenninico, fino a quando il 2 marzo 1796 il comando dell’Armée d’Italie venne affidato a Napoleone Bonaparte.

A. Puato

 

Bibliografia
Costa di Beauregarde, Vecchio Piemonte nella bufera, Torino, Fogola, 1985.
Piera Rossotti Pogliano, Il diario intimo di Filippina de Sales marchesa di Cavour, Torino, Edizioni dell’Angolo Manzoni, 2000.

 

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