L’ascesa di Toussaint Loverture

L’ascesa di Toussaint Loverture

Jacques De Norvins prosegue a tratteggiare la figura di Toussaint Loverture: qui ne descrive la rocambolesca ascesa al potere, ovvero l’ascesa di un uomo cinico e assai abile a volgere, a proprio vantaggio, le situazioni in cui di volta in volta si trova.
Egli muove i primi passi della propria carriera nell’agosto del 1791, unendosi alle file dei rivoltosi capeggiati da Biassou e Jean-François, ex schiavi. Si mette in mostra come capo capace, e nel 1793 ricopre anche incarichi militari. Ma nel maggio 1794, con la liberazione degli schiavi decretata dalla Convenzione, egli passa al servizio dei francesi, combattendo contro inglesi e spagnoli che vogliono conquistare l’isola. Da tale esperienza egli ricava la nomina di generale di brigata; nell’aprile del 1796 diventerà luogotenente governatore. È in questo momento, però, che iniziano le prime frizioni col primo console Napoleone, il quale, nel giro di pochi anni, avrebbe a tutti gli effetti ristabilito la schiavitù.
L’ex schiavo e leader rivoluzionario divenuto governatore mira ormai all’autogoverno e all’autonomia dalla Francia.


L’ascesa di Toussaint LovertureToussaint Loverture


L’esistenza politica di quest’uomo straordinario data dal 22 agosto 1791, giorno in cui la ribellione eccitata dal negro Giovan Francesco, del quale egli era il confidente, appalesò l’alta cospirazione tramata contro la supremazia dei bianchi; l’incendio delle proprietà di questi servì di segnale al loro massacro. Correvano gli assassini gridando per ogni dove viva il Re! e portavano la coccarda bianca nel tempo che l’Assemblea coloniale portava quella della rivoluzione. Louverture erasi fatto gran nome in questa guerra di esterminio, frutto delle sue trame secrete, e tanto parlavasi di colui e per l’isola e fuori, che il generale Lavaux, spedito dalla Convenzione a San Domingo, s’indirizzò ad esso soltanto, e tante cose gli promise che l’ambizioso schiavo, abbandonando Giovan Francesco, entrò colonnello al servizio della Repubblica, e da quel tempo in poi i bianchi poterono vivere tranquillamente. Più tardi gl’Inglesi, ch’egli aveva scacciati da tutte le loro posizioni, vollero piuttosto consegnare a lui il forte di San Nicolò che al generale Hédouille, ch’era il nuovo agente della repubblica. Non pago di aver costretto i commissari della Convenzione a pronunciare la libertà dei negri, concepì Santo il progetto di rendere indipendente la sua patria adottiva, ed allorquando rifiutava di sottomettersi all’autorità dei delegati francesi, dive egli, ciò non fare per altro fine che per quello di non dividere con alcuno la gloria di aver conservato San Domingo alla Francia. Disbrigatosi da ogni lutta straniera e dal dominio francese, Louverture non vedevasi più a fronte che un rivale, ed era questi Rigaud capo dei mulatti: perseguitollo con tanta violenza che lo costrinse ad imbarcarsi. Regnava veramente sulla colonia, quando la rivoluzione del 18 brumaio fece salire Bonaparte al grado di console. Confermato dal nuovo governo nelle funzioni di generale in capo che si era attribuite, malgrado la presenza dei commissari francesi, Santo reclamava la restituzione della parte spagnola, che pel trattato di Basilea era stata ceduta alla Francia: non andò guari che, alla testa di un poderoso esercito, ei facesse conoscere la sua forza sopra tutta la terra di San Domingo. Ma allorché Santo fu in caso di valutare l’eminenza del potere a cui era salito il primo console, cominciò ad essere inquieto della propria sua grandezza, e per conservarla concepì l’idea di farsi necessario alla madre patria ed a Bonaparte coll’imitarlo. Diede, in conseguenza di ciò, una costituzione all’isola mercé la quale egli era nominato governatore a vita, colla facoltà di eleggere il suo successore: fece poscia accettare agli abitanti il nuovo patto sociale, e ne prescrisse l’esecuzione prima ancora che venisse approvato dal governo francese: il colonnello Vincent che presentar dovea la nuova costituzione al primo console, era pure incaricato di sollecitarne l’approvazione. Frattanto Louverture aveva creato dei beni nazionali provvisori, dando in affitto le proprietà dei coloni assenti, una parte dei quali beni riserbava a sé stesso ed altre ne destinava ai suoi generali per renderseli maggiormente affezionati. Un tal modo di procedere conciliava i vantaggi della coltura e del commercio con quelli della politica di Louverture: molti coloni richiamati dalle liete conseguenze della sua amministrazione erano ritornati nelle loro proprietà. Certamente non doveva essere uomo di mediocre capacità colui che dopo essersi tante volte bagnato le mani nei sangue dei bianchi, ispirava loro un’interna confidenza.
Un ascendente così singolare risvegliò, più che la costituzione di Santo, le inquietudini del primo console, che infelicemente stimò non doversi frapporre tempo per strappare la colonia dalle mani di un capo sì abile.
Di fatti, i trenta milioni di produzioni coloniali che all’epoca dello sbarco furono trovati e nei magazzini ed in piena raccolta, provano egregiamente la buona amministrazione e la non comune abilità di Santo. Suo sistema costante era quello di agire nel nome della libertà degli Africani e della liberazione del paese; esteriormente affettava la figura di Washington ed invigilava affinché, ad eccezione di lui, l’uguaglianza non venisse in modo alcuno alterata. Così tutti i vantagg idella patria non erano in esso: così dopo la sua deportazione i diritti della razza africana non periron tutti con lui.

Storia di Napoleone del Sig. di Norvins,
prima edizione italiana con note e tavole, Tomo secondo,
Bastia, presso i Fratelli Fabiani, 1834

 

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