Toussaint Louverture, da schiavo a colonnello

Quello di Jean-Baptiste-Honoré-Raymond Capefigue (Marsiglia, 1801 – Parigi, 1872) è un nome di notevole peso nell’ambito del panorama storiografico francese ed europeo. Per riprendere le parole con cui Carlo Capasso ne compilava la voce dell’Enciclopedia Italiana (1930), egli fu “scrittore fecondo, polemista audace”; esordì da giovane come giornalista, fu redattore del Quotidien, ed “ebbe il suo periodo d’oro sotto la monarchia di luglio, che lo premiò con dignità e cariche”. Amico di Guizot, ebbe modo di consultare assai doviziosamente gli archivi parigini, occasione da cui derivarono studi e lavori davvero ciclopici.
Si occupò anche di Napoleone, con due testi: L’Europe pendant le Consulat et l’Europe de Napoléon, nel 1839, e Les cent jours nel 1845.
Il primo dei due testi in questione rappresenta uno sforzo notevole per la mole di materiale raccolto; e se già il Capasso sosteneva che fu “gran nemica” dell’autore “la fretta del comporre, che nuoce in modo grave al valore scientifico della sua produzione”, resta pur sempre il fatto che l’opera di Capefigue costituisce un monumentale contributo, importante anche per lo storico odierno.
Nel testo che segue l’autore affrontare il percorso intrapreso dall’ex schiavo Touissaint e cerca di tratteggiare carattere e psicologia del personaggio: la descrizione non è scevra da considerazioni razziste, ma è comunque interessante, e ci fornisce una testimonianza di come fosse stata percepita in Francia la rivolta degli schiavi di Haiti.

Toussaint Louverture, da schiavo a colonnello

I bianchi disparvero quasi interamente dalla faccia dell’isola. Dovendo tutte le cose essere in regola, la stessa lotta si continuò tra i mulatti e i negri. Così si coordina l’eterna guerra tra le diverse classi della società; sparita una volta l’aristocrazia, la classe media si trova alla presenza delle masse; chiamisi cittadinanza o la classifichi il colore della cute, poco rileva; la lotta è sempre la stessa; questa lotta fatale debbe avverarsi, perché la lizza è aperta dalla gelosia e dalla fame. Nell’isola di San Domingo il mulatto Riguad si trovò a fronte di Toussaint-Louverture che una fortuna inaudita innalzava allora al Governo di San Domingo.


toussaint, da schiavo a colonnelloToussaint Louverture


[…] in quel fermento di spiriti che la rivoluzione aveva gettato nelle colonie, erano emersi fra i negri alcuni capi dotati d’una grande capacità e d’uno straordinario coraggio; gli uni crudeli per carattere, gli altri resi inesorabili dai loro risentimenti e fatalmente preoccupati dal pensiero di vendicare gli oltraggi sofferti, in che seguivano un impulso troppo naturale; avvennero orrende esecuzioni; l’incendio percorse San Domingo; la rivoluzione francese tutta quanta si riprodusse in sanguinose imagini nelle colonie. Di mezzo a quella razza africana era sorta una mente fervida e grave, un uomo poderoso e per indole e per complessione, intendo parlare di Toussaint Louverture che è per sostenere una sì gran parte negli avvenimenti di San Domingo. Toussaint era un semplice schiavo, d’origine africana, nato, licevasi, in riva al fiume Senegal; i genitori di lui, parimenti schiavi, vivevano su le possessioni del conte di Noe, uno dei ricchi piantatori di San Domingo, alla distanza di qualche lega dalla città del Capo. Toussaint prese il suo nome dal luogo ove veniva impiegato ai più aspri lavori e a guardare i bestiami su le alte sommità del morne; imparò a leggere e a scrivere il proprio nome; alto di statura, la sua fisionomia portava le impronte indelebili della schiatta africana. Poiché fu istrutto alcun poco, divenne carrozziere dei proprietari della possessione; ardente cattolico, probo nel suo servigio, Toussaint si era acquistata l’intera confidenza del suo padrone; nelle prime turbolenze si mantenne fedele ai bianchi e si getto nella sollevazione sol quando questa vestì un carattere politico. In quel momento gli schiavi erano in armi e la loro sommossa assumeva un aspetto singolare; i negri sollevati aveano fatto causa a parte dei coloni perché il loro obbligo, essi dicevano, era di obbedire, non alla nazione ma ad un re e questo re, Luigi XVI, era stato condannato dai bianchi a morire sopra d’un palco, espressione commovente d’una fedeltà di selvaggi.
In mezzo a tanti disordini, Toussaint s’era elevato al grado di colonnello; i negri lo seguivano con fiducia; gli allettavano i ricchi ornamenti, gli spallini, il cappello gallonato, distintivi senza dei quali Toussaint non solea mai mostrarsi […] Toussaint conduceva gli schiavi alla vittoria, e allorché tornava da una delle sue spedizioni, il commissario Polverel per indicarne l’ardimentoso coraggio si espresse così: Cet homme fait OUVERTURE partout (Quest’uomo si apre un varco per ogni dove); di qui venne il soprannome di Louverture invariabilmente rimastogli.

Da L’Europa durante il consolato e l’impero di Napoleone di B. Capefigue,
Milano, presso Carlo Turati Librajo-Editore, 1840

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