Una descrizione di Toussaint Louverture

 Una descrizione di Toussaint Louverture

Alla controversa figura di François-Dominique Toussaint Louverture e alla spedizione francese a Santo Domingo del 1801-1803, Jacques De Norvins dedica un intero capitolo (il settimo) della sua Istoria di Napoleone.
Si tratta, certamente, di una descrizione alquanto pittoresca e storicamente poco equilibrata; ciononostante possiamo supporre che si trattasse di una realtà che l’Autore conosceva a fondo, avendo egli seguito il Generale Leclerc nella spedizione che, nel 1803, ristabilì sull’isola l’autorità della Repubblica francese.


maitland e louvertureToussaint Louverture e la firma di accordi segreti con la Gran Bretagna


Erano già otto anni dacché uno schiavo proclamossi in quell’isola sciagurata il successore della più atroce fra quante rivoluzioni insanguinarono il mondo. Assicurava egli col suo dispotismo l’indipendenza a quella terra, ove un padrone l’aveva acquistato a vilissimo prezzo. Condottiero degli armenti della famiglia Breda, trasse quest’uomo la sua giovinezza nella più profonda ignoranza, ed all’età soltanto di quarant’anni imparò a leggere. L’istoria filosofica e politica delle due Indie esaltò la sua immaginazione e soleva chiamare suo profeta Raynal che n’era l’autore. Taciturno come le caverne della terra, prudente e vendicativo come il serpente, violento ed impetuoso come uno schiavo, arrivava al potere più per la sua politica che pei suoi talenti militari. Protettore ed oppressore or dell’uno or dell’altro colore fra di loro nemici, dominatore assoluto ma senza ostentazione, tanto penetrante quanto impenetrabile, frugale come uno Spartano, infiammato dalle passioni pari a un Africano, Santo Louverture pareva essere stato creato dal cielo qual eccezione della sua razza, per governarla e incivilirla ad un tempo. Egli esercitava all’interno la Dittatura, mentre all’esterno, il nuovo mondo riconoscevalo per capo di nazione in virtù di trattati. La stessa Inghilterra non isdegnava di aprir con lui relazioni, quantunque il suo innalzamento e la causa ch’ei difendeva minacciassero la sicurezza delle di lei colonie in America. Esisteva fra Louverture ed il generale Nugent, governatore della Giammaica, una convenzione di reciproca assistenza, che poscia annullata venne dal trattato di Amiens. Abile conoscitore dei principi d’incivilimento, di cui voleva conservare il secreto per vieppiù stabilire la sua possanza, calcando le tracce degli antichi capi delle nazioni, egli aveva diviso il suo popolo in due classi, quella dei guerrieri e quella dei coltivatori; aveva quindi concepito il profondo pensiero di sottrarsi solo all’uguaglianza che proclamava, e l’ardito sistema eragli riuscito. Con finissima arte sapeva profittare del proprio ascendente per rendersi necessario a tutte le classi, e così era rispettato ugualmente dalla razza dei negri come da quella dei bianchi. Il voler suo, sempre sconosciuto, ma immutabile e terribile, formava la legge unica innanzi a cui inchinatasi docilmente tutta la popolazione; la di lui ipocrisia ingegnosissima abilmente mascherava i rigori del suo governo e rigettava sopra i suoi luogotenenti, ed in specie sul feroce Dessalines, gli omicidi e le stragi da lui stesso ordinate. Un simil velo copriva pure tutte le sue operazioni politiche ed amministrative. Santo aveva vari segretari che recavano in francese ciò che egli dettava nella lingua creola, ed eran questi minacciati della pena di morte se comunicato avessero ad altri gli affari che confidava alla loro penna: e, per maggior sicurezza, giammai un segretario terminava quello che aveva incominciato, e dopo la sua prima dettatura gl’inviava ad attendere i suoi ordini lungi sessanta o settanta leghe dalla sua residenza, la quale non era mai determinata per un tempo sconosciuto.

Eran pur molle di questo despota sospettoso i numerosi muti spioni che ovunque teneva salariati, e che servivano a guarentire il silenzio di coloro ch’egli adoperava. Spesso si vedeva giungere al Capo, mentre ognuno credevalo a San Domingo, e con tali preveggenze non mai si aveva il tempo d’ingannarlo, né mai si ebbe il pensiero di tradirlo. Santo era un Maometto che nella sua volontà trovava l’Alcorano misterioso della sua missione, ed alla testa di un abbrutito popolo di schiavi non ebbe d’uopo di far discendere dal cielo il potere che di quello usurpava.

 

Storia di Napoleone del Sig. di Norvins,
prima edizione italiana con note e tavole, Tomo secondo,
Bastia, presso i Fratelli Fabiani, 1834

 

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