Il generale Bonaparte e l’Armata d’Italia

Il generale Bonaparte e l’Armata d’Italia

Nel passo che riportiamo tratto dalle memorie di August Marmont, ci viene descritta la situazione del fronte italiano alla vigilia della prima Campagna d’Italia del 1796, di come sono distribuite le forze francesi e quelle dei loro avversari austropiemontesi. La situazione è difficile per l’armée d’Italie: l’esercito nemico è ben armato e può contare su 80.000 uomini e 200 cannoni con buoni reparti di cavalleria, mentre i francesi possono prontamente schierare forse 30.000 uomini e hanno la possibilità di muovere ed utilizzare neanche 30 cannoni, la cavalleria è poca e male montata. Mancano i rifornimenti i soldati non hanno scarpe e non è possibile garantire il vettovagliamento. Nonostante la carenza di uomini e mezzi i francesi possono però contare sull’esperienza di soldati veterani abituati alla vittoria e sulle straordinarie abilità del comandante in capo: Il giovane generale Napoleone Bonaparte.

«Soldati, siete nudi, malnutriti. Il governo vi deve molto, e non può darvi niente. La vostra pazienza, il coraggio che mostrate in mezzo a queste rocce, sono ammirevoli, ma non vi procurano alcuna gloria; nessuna luce rifulge su di voi. Io voglio condurvi nelle più fertili pianure del mondo. Ricche province, grandi città saranno in vostro potere. Vi troverete onore, gloria e ricchezze. Soldati d’Italia, mancherete dunque di coraggio e determinazione?». Con queste parole si presentava all’armata Napoleone tra le acclamazioni dei soldati.


Il Generale Bonaparte e l'Armata d'ItaliaIl generale Bonaparte arringa i soldati dell’Armata d’Italia


Io [NdR: Marmont] giunsi all’armata al principio del mese di germile (sullo scorcio del marzo), e non perdetti un momento per adempiere alla mia missione. L’armata occupava tutta la riviera di Ponente, compresa Savona; il bisogno di proteggere la sua comunicazione con Genova e d’imporre al governo genovese avea fatto portare una brigata, comandata dal generale Cervoni, fino a Voltri; quel movimento imprudente ed inutile, mettendo gelosia nel nemico, lo fece entrare in campagna, e per conseguenza ci costrinse ad entrarvi noi pure prima d’avere terminati i nostri apparecchi, vale a dire alcuni giorni prima di quello che avesse calcolato il generale Bonaparte. – Ecco in che consisteva l’armata d’Italia: le sue forze (parlo di quelle che potevano entrare in campagna e formavano la parte attiva e disponibile dell’armata) componevansi di cinquantanove battaglioni e di ventinove squadroni; l’effettivo presente sotto le armi di que’ cinquantanove battaglioni elevavasi a ventottomilaottocentoventi uomini di fanteria, morenti di fame e quasi senza calzatura; ma questi ventimila uomini erano vecchi soldati, valorosi, agguerriti da molto tempo, avvezzi al successo e vincitori in molti combatti menti di quegli stessi nemici che andavano a combattere; vincitori anche degli Spagnuoli, cui aveano costretti a conchiudere la pace; erano pure pieni di memorie della vittoria di Loano. Ventiquattro pezzi di montagna componevano tutta l’artiglieria; gli equipaggi consistevano in alcune centinaia di muli da soma, e la cavalleria, rimandata in parte sul Varo ed anche sulla Durenza, per mancanza di foraggio, non contava che quattromila tisici cavalli. La cassa non elevavasi a trecentomila franchi in danaro, e non vi era, nel piede di mezza razione, viveri assicurati per un mese. L’armata era formata di quattro divisioni, comandate dai generali Massena, Augereau, Serrurier e Laharpe. La divisione Laharpe occupava Voltri, la divisione Massena Savona, la divisione Augereau la Pietra e le posizioni che la coprivano, da ultimo la divisione Serrurier Ormea. La cavalleria era comandata dal generale Stengel. […]
Ho fatto conoscere la forza dell’armata francese e il suo stato: fa mestieri ora indicare la forza e la posizione del nemico. L’armata austriaca componevasi di quaranta battaglioni, di quattordici squadroni, di centoquarantotto pezzi di cannone e di tredici squadroni napoletani. Erano in quest’armata truppe mediocri, i reggimenti Belgiojoso e Caprara, composti d’Italiani. A dir vero, questi reggimenti non potevano indovinare il partito che noi eravamo destinati a trarre da’ loro compatriotti. L’armata piemontese riunita su questo punto agli Austriaci, elevavasi a quindicimila uomini di fanteria, non compresi venticinquemila che occupavano le Alpi dal colle di Tenda al monte S. Bernardo. Il generale Colli le comandava sotto gli ordini del duca di Aosta, generalissimo. Questre truppe, eccellenti, animate da spirito il più militaresco, perfettamente provvedute d’ ogni cosa. I Piemontesi coprivano Ceva e Millesimo; la congiunzione delle due armate facevasi sulle rive della Bormida; ma le due armate manovra vano ciascuna per proprio conto e senza insieme. Avevamo inoltre davanti a noi le piazze onde è irto il Piemonte e gli ostacoli che a noi presentava il passaggio delle montagne; dopo averle traversate, era d’uopo combattere nella pianura con fanteria sprovveduta d’artiglieria, con misera cavalleria, contro truppe di tutte le armi combinate e bene organate. In una parola avevamo contro di noi nemici nella proporzione di due contro uno, posizioni da acquistarsi, piazze da prendersi ed armate bene organate, mentre che noi non avevamo che fanteria; ma noi avevamo un uomo alla nostra testa [NdR: Napoleone Bonaparte], e mancava un uomo ai nemici.

Memorie del Maresciallo Marmont, Duca di Ragusa
Scritte da lui stesso, Libreria di Franceso Sanvito, Milano 1859

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