Napoleone e gli Anziani

Napoleone e gli Anziani
I fatti del 19 Brumaio nelle pagine di Jacques de Norvins. I

Il 18 Brumaio dell’anno VIII della Rivoluzione (9 novembre 1799) sancisce la fine del Direttorio e avvia l’inizio del Consolato. A guidarlo sono Napoleone Bonaparte, Emmanuel Joseph Sieyès (1748-1836) e di Pierre-Roger Ducos (1747-1816).
In quella data, Napoleone ottiene il trasferimento fuori Parigi, a Saint Cloud, del Consiglio degli Anziani e del Consiglio dei Cinquecento, le due assemblee legislative nate dalla Costituzione del 1795.
In queste pagine della sua Storia di Napoleone, Jacques de Norvins ci descrive le riunioni che si tennero, il giorno seguente (19 Brumaio) a Saint Cloud e la maniera in cui il generale Bonaparte riuscì a imporre,  con la minaccia delle armi, la propria volontà ad entrambe le assemblee.


Consiglio degli anzianiSeduta del Consiglio degli Anziani


Tra gli Anziani figuravano Regnier, Cornudet, Fargues e Lemercier; nel Consiglio dei Cinquecento sedevano Luciano Bonaparte, allora presidente, Boulay de la Meurthe, Emilio Gaudin, Chazal e Cabanis. Questa giornata poteva essere sommamente tempestosa; e se Bonaparte non avesse trionfato degli avversarii che lo minacciavano, il suo partito e la sua persona si sarebbero trovati istantaneamente fra la fatalità di una guerra civile e la responsabilità di un complotto contro lo Stato. Sieyes, troppo sicuro della violenza dell’opposizione che dovevasi elevare, in specie nel Consiglio dei Cinquecento, aveva proposto al generale Bonaparte di arrestare quaranta membri dei più sospetti di cui gli consegnò la lista; ma Bonaparte replicò che non vi sarebbe opposizione da temersi: Vedremo dimane a Saint-Cloud, rispose il politico Sieyes. Fouché ugualmente congetturava da molti rapporti di polizia che le cose non si sarebbero passate tanto tranquille come qualcuno poteva supporre, e credeva che l’opposizione sarebbe anzi estremamente violente, poiché la pluralità dei membri del Consiglio si era persuasa che Bonaparte voleva sostituire il governo militare alla Costituzione. Nei Consigli gli avversarii del governo direttoriale erano numerosissimi, ma non volevano nulla più d’una riforma parziale fra i direttori. Parigi era nell’espettativa di un grande avvenimento; apparso il giorno 19, la strada di Saint-Cloud fu coperta da un’immensa folla di curiosi. Il passaggio dei due Consigli, dei militari, del general Bonaparte e delle truppe da esso arringate al campo di Marte richiamarono la popolazione sulle contrade di quel comune, ove già aveva preso posizione Murat fino dal giorno innanzi.
I due Consigli si riunirono: i Cinquecento nell’Orangerie, gli Anziani nella galleria del palazzo: i primi sotto la presidenza di Luciano Bonaparte, ed i secondi sotto quella di Cornet. Presso i cinquecento, Emilio Gaudin aperse la sessione con un discorso abilissimo; dimandò la formazione d’una commissione incaricata di presentare immediatamente un rapporto sulla situazione della repubblica, e che non fosse presa alcuna decisione prima di averlo sentito. Boulay de la Meurthe, che doveva far parte della commissione, aveva preparato nella notte questo rapporto. Pronunziava Gaudin l’ultima sua parola, quando un forte grido si alzò repente nella sala: viva la Costituzione! a basso il Dittatore! Debrel, sostenuto da Grandmaison propose di giurare la Costituzione o la morte. L’assemblea si levò gridando col più vivo entusiasmo viva la repubblica! ed il giuramento fu prestato individualmente; ma questo giuramento per poche ore doveva tenere. Tuttavia alcuni partigiani di Bonaparte, membri di quel Consiglio non osarono sottrarsi alla potente impulsione del momento.
Presso gli Anziani la sessione fu più tranquilla tanto per l’età matura dei componenti l’adunanza, quanto per l’influenza che vi esercitavano Bonaparte e Sieyes. Nondimeno, malgrado la falsa dichiarazione fatta da Lagarde, segretario del Direttorio, che tutti i direttori si erano volontariamente dimessi, la maggior parte opinava per la surrogazione di coloro che avevan preso licenza nelle forme prescritte dalla Costituzione. Avvertito il general Bonaparte di questo pericolo, giudicò che il momento di mostrarsi fosse venuto; traversò il salone di Marte, seguito dai suoi ajutanti di campo, e si presentò all’improvviso nel Consiglio degli Anziani …
Appena entrato, improvvisò un discorso sopra i pericoli attuali e sulle sue proprie intenzioni: «Si favella di un Cesare, dic’egli, d’un nuovo Cromwell: si sparge il grido ch’io voglia introdurre un governo militare … Se mia intenzione fosse stata d’usurpare l’autorità suprema, non avrei avuto bisogno di riceverla dalle mani del Senato. Più d’una volta ed in circostanze estremamente favorevoli, io sono stato chiamato dal voto della nazione, dal voto dei miei compagni d’arme, dal voto di quei soldati che tanto sono stati maltrattati dacché non sono più sotto i miei ordini … Il Consiglio degli Anziani è munito d’un gran potere, ma è anche animato di una straordinaria saviezza: non consultate che questa; prevenite le discussioni; schiviamo di perdere le due cose per le quali si fecero i più penosi sacrifizii, la libertà e l’uguaglianza». E la Costituzione! gridò il deputato Linglet. «La Costituzione! ripigliò Bonaparte con accento violento, la Costituzione! non arrossite d’invocarla! voi l’avete infranta il 18 fruttidoro, il 22 fiorile, il 30 pratile; voi avete nel nome di lei calpestati tutti i diritti del popolo … Noi fonderemo, ad onta vostra, la libertà e la repubblica. Subitoché i pericoli, in virtù dei quali mi sono stati accordati dei poteri straordinarii, saranno cessati, io addicherò questi poteri immediatamente … i direttori Barras e Moulins mi hanno essi stessi proposto di rovesciare il governo. Io non ho contato che sul Consiglio degli Anziani; non ho fatto alcun caso di quello dei Cinquecento, che colà seggono degli uomini che tentano di far rivivere la Convenzione, i patiboli e le giunte rivoluzionarie … Io volo a quel Consiglio, e se qualche sciagurato oratore, al soldo del nemico straniero, oserà alzare la voce per mettermi fuori della legge, tremi piuttosto per sé. Se questa voce giammai risuonasse, io mi rivolgerò a voi, miei valorosi compagni d’armi! …». Dopo questa arringa, l’impressione della quale non poteva essere dubbiosa sul cuore dei militari, il grido di viva Bonaparte! rimbombò per tutta la sala. Il trionfo della nuova rivoluzione era ormai assicurato nel Consiglio degli Anziani: Bonaparte ne uscì per andare a tentare la conquista difficile del Consiglio dei Cinquecento.

Storia di Napoleone del Sig. di Norvins,
prima edizione italiana con note e tavole, Tomo secondo,
Bastia, presso i Fratelli Fabiani, 1834

 

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