I – Premesse, cause, obiettivi politici

I – Premesse, cause, obiettivi politici

Nel luglio del 1807 era stato firmato, a Tilsit, nella Prussia orientale, un trattato di pace tra la Francia e la Russia che rendeva Napoleone il vero padrone dell’Europa continentale.
Lo zar Alessandro, di fatto, riconosceva i mutamenti sopravvenuti in Europa e l’ordine che ne era scaturito, ed era disposto a stipulare un’alleanza chiaramente favorevole alla Francia. Tuttavia, negli anni che seguirono a questo vertice, la situazione cambiò notevolmente, e le tensioni tra le due potenze si acuirono, inasprendosi sempre di più.


Tilsit_1807Pace di Tilsit: Napoleone incontra Alessandro sul fiume Niemen, 25 giugno 1807


In sintesi, i principali motivi di contrasto erano i seguenti:

  •  Alessandro voleva estendere il suo potere sulla città di Costantinopoli e sui Principati danubiani di Moldavia e Valacchia, mentre Napoleone era determinato ad arginare l’influenza russa nell’area mediterranea.
  • A Pietroburgo si riteneva che il controllo francese sul granducato di Varsavia fosse una vera e propria ingerenza, riguardando una sfera di competenza esclusivamente russa.
  • Il disagio economico causato dall’adesione russa al Sistema Continentale, che aveva portato ad un ristagno del proficuo commercio con la Gran Bretagna di legnami da costruzione ed altri materiali di interesse navale, aveva provocato un crescente malcontento tra la nobiltà e, soprattutto, tra i mercanti.

La nuova posizione assunta dallo zar era favorita dai gravi scenari che si stavano profilando in Europa: Napoleone si trovava infatti costretto a combattere una difficile, quanto inattesa, guerra in Spagna, mentre l’Austria si stava preparando a una possibile offensiva nella Germania meridionale. Napoleone si rivolse allora allo zar per cercare sostegno; ne derivò il congresso di Erfurt, da cui emerse in modo chiaro che la situazione e i rapporti tra le due potenze erano profondamente mutati rispetto a Tilsit. Lo zar si limitò, infatti, a dare all’Imperatore solo qualche generica garanzia, in cambio del futuro riconoscimento dell’espansione del potere russo in Moldavia e Valacchia.
A partire dal 1809 la situazione andò costantemente degenerando. Napoleone accusò lo zar di slealtà quando questi non ostacolò la mobilitazione austriaca; d’altro canto, Alessandro si indignò per l’assegnazione delle province della Galizia al granduca di Varsavia. Ma nonostante questi scenari, Napoleone, ancora nel gennaio del 1810, approntava il progetto di una convenzione, la quale, sancendo il rifiuto di ogni pretesa di ricreare il regno di Polonia, sarebbe stata molto gradita allo zar.
Nel frattempo, Bonaparte si era reso conto della necessità di dare un erede al proprio Impero e, poiché il matrimonio con Giuseppina non dava alcun frutto, nel 1810 aveva divorziato, intavolando negoziati proprio con Alessandro per averne in sposa una parente, la granduchessa Anna. Tuttavia lo zar si mostrava reticente e indeciso, motivo per cui l’imperatore annunciò il fidanzamento con l’arciduchessa Maria Luisa d’Austria. Alessandro si sentì personalmente sollevato, ma pubblicamente dichiarò che la decisione di Napoleone era stata un affronto, dato che le trattative relative al matrimonio con Anna, in via ufficiale, non erano state ancora accantonate. Inoltre, il governo russo non poteva guardare senza apprensione all’avvicinamento tra Francia e Austria, soprattutto per quel che concerneva la questione balcanica. Dall’altra parte, la propaganda francese denunciava i tentennamenti dello zar come un vero e proprio attacco a Napoleone; e questi, di conseguenza, non ratificò la convenzione riguardante il regno polacco.


Matrimonio di Napoleone e Maria Luisa, 2 aprile 1810


Nel corso dell’anno le tensioni aumentarono ulteriormente, soprattutto a causa della situazione nei Balcani, dove i francesi si erano avvicinati agli austriaci, e in Oriente, dove la Francia aveva intrapreso un’intensa attività diplomatica anti-russa in Turchia e in Persia.
Nel febbraio 1811, poi, Napoleone annetté l’Olanda e le città anseatiche, provocando nuovamente l’indignazione dello zar, poiché le terre di suo cognato, il duca di Oldenburgo, erano state incluse nell’annessione.
A maggio, in Svezia, veniva offerta la corona al generale Jean-Baptiste Jules Bernadotte, maresciallo dell’Impero e Principe di Pontecorvo. Napoleone, inizialmente contrario, alla fine cedette e approvò; Alessandro ritenne che si trattasse di una chiara dimostrazione della volontà imperiale di accerchiare il suo paese.
Napoleone, d’altro canto, era sempre più preoccupato per le palesi infrazioni della Russia alle norme del Sistema Continentale. Dopo che nel 1808 e nel 1809 l’imperatore aveva concesso la vendita delle eccedenze di frumento francese e olandese, con l’obiettivo di prosciugare l’Inghilterra delle sue riserve auree, in Russia si ritenne lecito violare quelle restrizioni commerciali, dal momento che nemmeno colui che le aveva imposte le rispettava. Così un numero crescente di navi “neutrali” venne ospitato nei porti russi. Ovviamente, se una grande nazione come la Russia non rispettava il blocco, c’era il rischio concreto che anche le nazioni minori seguissero quella strada.
Secondo Napoleone, lo zar si stava preparando ad una guerra contro la Francia. In realtà, in base a quanto riporta, nelle sue memorie, il generale Caulaincourt, duca di Vicenza, gran scudiero di Napoleone e ambasciatore francese a Pietroburgo dal novembre 1807 al maggio 1811, lo zar non voleva assolutamente intraprendere una guerra, pur essendosi dichiarato pronto a sostenerla; e in caso di un attacco francese, aveva aggiunto, le condizioni climatiche avrebbero certamente favorito i russi, fiaccando le capacità di resistenza degli invasori.
Napoleone si trovava dunque in grande difficoltà: ovunque, nei suoi domini, le tensioni e il malcontento crescevano a causa delle sempre maggiori restrizioni dovute alle sanzioni economiche e alle necessità militari. È quindi anche probabile che l’imperatore sperasse che una nuova campagna potesse distogliere l’attenzione dalle difficoltà interne. Unico ad opporsi e a sottolineare i pericoli di un’eventuale campagna in Russia era stato il colonnello Ponthon. Questi temeva soprattutto le contrade deserte della Russia e paventava il pericolo che la campagna militare si potesse prolungare anche durante l’inverno, quando la temperatura scendeva a 25-30 gradi sotto lo zero. Napoleone, in risposta, aveva affermato: «Questa guerra sarà corta»; e nel 1811 il gabinetto topografico francese ricevette l’ordine segreto di preparare le carte della futura campagna.
Il 27 gennaio 1812 l’Imperatore inviava ai suoi alleati tedeschi un elenco di lamentele contro la Russia, e al contempo ingiungeva a suo fratello Gerolamo, re di Westfalia, di mobilitare l’esercito entro il 15 di febbraio. Richiese contingenti anche all’Austria e alla Prussia (rispettivamente 40 mila e 20 mila armati).
L’8 aprile, l’ambasciatore russo Aleksandr’ Kurakin presentò a Napoleone un potenziale ultimatum. Se i francesi avessero accettato di evacuare la Prussia, la Pomerania svedese e tutte le piazzeforti francesi al di là dell’Elba, se avessero compensato il duca di Oldenburgo e avessero creato una zona neutrale tra i due blocchi di potenze, lo zar avrebbe preso in considerazione le lamentele di Napoleone relative all’infrazione delle norme del blocco.
Ovviamente Bonaparte rimase sordo ad una simile proposta.
Di lì a poco, la diplomazia russa ottenne alcuni notevoli successi: infatti Bernadotte si dichiarò neutrale, di fatto abbandonando Napoleone; in maggio venne conclusa, a Bucarest, la pace tra Russia e Turchia, assai significativa perché consentì allo zar di spostare la maggior parte delle sue truppe sul Niemen; infine, in luglio, venne stipulato un trattato di alleanza con la Gran Bretagna.
Insomma, l’impresa russa, per l’Imperatore dei francesi, non iniziava certamente sotto i migliori auspici.

L. Sansone

 

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