Il borgo di Santa Margherita tra Sette e Ottocento

Santa Margherita Ligure in età napoleonica

Giovanni Galvani, studioso appassionato, ha gestito per anni l’attività dell’associazione Spazio Aperto di Via dell’Arco, che a Santa Margherita Ligure organizza importanti iniziative volte a promuovere la conoscenza del territorio, della sua storia e delle sue tradizioni.
È autore di diversi articoli e contributi apparsi sulla stampa locale, in particolare sulla “Gazzetta di Santa“, e ha condotto alcuni interessanti studi relativi alla storia della città.
Ricordiamo, per esempio, il recente libro Le strade raccontano. Storia, cultura e tradizioni di Santa Margherita Ligure (J&I Edizioni), un testo che ripercorre la vita della cittadina attraverso i nomi delle sue strade e delle sue piazze: «la toponomastica (…) è ripercorsa con un occhio alla sua evoluzione storica e completata con riferimenti normativi» (Gazzetta di Santa”, 18 marzo 2017).
Al 2014 risale invece la sua ricerca su Santa Margherita in età napoleonica, dal titolo: Port Napoléon ovvero Santa Margherita Ligure (J&I Edizioni). Il libro prende le mosse dal tardo Settecento, quando ancora esistevano le comunità di Santa Margherita e di San Giacomo, divise da un acceso campanilismo, fino a che Napoleone unificò i due borghi imponendo il nome di Port Napoléon.
Si tratta di uno studio scritto con grande chiarezza, che ci permette di addentrarci nella realtà sammargheritese di età napoleonica.
Pertanto pubblichiamo, in un’apposita rubrica, le ricerche  di Giovanni Galvani.

Il borgo di Santa Margherita tra Sette e Ottocento

Un piccolo paese come Santa Margherita si trova, in un certo periodo della sua storia, ad assumere da un Imperatore il proprio nome, Napoléon, associato a una struttura che lascia intendere importanti sviluppi, Port. Si tratta di un evento importante, anche se marginale rispetto alla Grande Storia, sulle cui motivazioni sorgono molti dubbi.

Purtroppo la ricostruzione delle vicende durante il periodo dell’annessione all’Impero francese è resa difficile dalla circostanza che la maggior parte delle pratiche e dei documenti confluiva a Parigi: l’intenzione di Napoleone era infatti di consolidare nell’Archivio Nazionale francese (poi Archivio dell’Impero) tutti gli archivi europei.

Prima della Rivoluzione i documenti erano custoditi presso numerose istituzioni, soprattutto monasteri e comuni: Napoleone, a mano a mano che conquistava nuovi territori, spediva invece i principali documenti a Parigi. La sua visione accentratrice prevedeva inoltre che le raccolte riguardanti storia e arte fossero destinate al Louvre e i manoscritti alla Biblioteca Nazionale.

Compatibilmente con queste difficoltà si è cercato di consultare e mettere a confronto numerose fonti, nel tentativo di ovviare alla circostanza che «i fatti non ci giungono mai in forma pura dal momento che in questa forma non esistono e non possono esistere: essi ci giungono sempre riflessi nella mente di chi li registra» (E. H. Carr, Sei lezioni sulla storia).

Nelle pagine che seguono, cercheremo di capire come mai un borgo di pescatori, che quasi certamente Napoleone non visitò mai, fu oggetto di tanta attenzione.


Santa-margherita-Port-Napoléon


A cavallo tra 1700 e 1800 il Golfo del Tigullio era costituito da un insieme di piccoli borghi, molto diversi da quelli che vediamo oggi.

Per farsi un’idea di Santa Margherita occorre prima di tutto eliminare le vie carrozzabili (la strada per Ruta sarà aperta nel 1821, la litoranea per Rapallo verrà avviata nel 1832) e la ferrovia (la stazione ferroviaria sarà inaugurata nel 1868), scoperchiare i torrenti (solo nel 1893 si coprirà una parte del torrente San Siro), arretrare di molti metri le spiagge, eliminare gran parte dei palazzi.

Rimangono due nuclei principali di casupole allineate lungo la spiaggia, separati dal Castello a picco sul mare: l’unica via di collegamento (il lungomare sarà realizzato nel 1888) è un “caruggio”, l’attuale via Manara.

I due nuclei fanno riferimento alle parrocchie  di Santa Margherita e di San Giacomo; «l’ente parrocchia si definisce: un aggregato di più famiglie, che abitano dentro certi confini ed attendono in comune all’esercizio del culto cattolico, sotto la dipendenza dello stesso capo spirituale immediato» (in F. Rollino e A. Ferretto, Storia documentata della Parrocchia di Santa Margherita Ligure).

Nell’ordinamento territoriale della Repubblica genovese costituiscono due borghi del quartiere di Pescino (che comprende anche il borgo di Portofino), nell’ambito del Capitanato di Rapallo. Rapallo era stata elevata al titolo di Capitanato (circoscrizione dotata di autorità militare oltre che civile , ove si esercita l’ufficio di capitano), il 6 maggio 1608. Oltre a Santa Margherita, Portofino e Zoagli, aveva competenza sulla Fontanabuona mediana (ultra montes: Cicagna, Moconesi, Favale di Malvaro, Lorsica, Coreglia Ligure, Orero…). Non c’è un sindaco, ma un “Agente maggiore” che partecipa al Consiglio del Capitanato (il Consiglio maggiore).

Come spesso succede, i due borghi vivevano un rapporto difficile: i contrasti risalivano molto indietro nel tempo […]

«L’anno 1656 fra i rappresentanti delle quattro frazioni, in cui la Comunità si trova divisa [Santa Margherita, San Giacomo di Corte, San Siro  e Santa Maria di Nozarego], insorgono dei dispareri circa la precedenza nel posto, che ognuno deve occupare in Consiglio …» (ibidem).

Liti difficili da comprendere oggi:

«L’esistenza dei nostri Religiosi [i Padri Cappuccini, residenti sul confine a ridosso del Castello] in questa loro dimora non fu sempre tranquilla; situati, come sono, in mezzo alle due parrocchie del paese, devono sentire necessariamente il flusso ed il riflusso degli antagonismi, che le governano. Così avvenne principalmente al tempo della lite insorta per la processione del Corpus Domini. Ambedue le parrocchie volevano farla lo stesso giorno e la stessa ora; ambedue pretendevano che i Cappuccini intervenissero alla loro processione. Perché costoro l’anno 1697 si astennero dal prendere parte, così all’una come all’altra, quei di Santa Margherita l’insultarono minacciandoli; donde essi fecero ricorso per garanzia di sicurezza al Senato. Nel 1704, non avendo nella processione medesima inteso di varcare certi confini in ossequio alle prescrizioni della potestà civile, ch’erano in contraddizione con quelle emanate intorno alla stessa materia dell’autorità ecclesiastica, dovettero subire da parte del loro stesso Generale un richiamo all’ordine, promosso dalla S. Congregazione delle immunità religiose. Erano disturbi, che venivano da circostanze in cui essi non avevano parte, ma che frattanto non facevano certo piacere» (ibidem).

Nel 1797 Napoleone è già in Italia e a Santa si solleva

«il caso del Rev. de Gregori, parroco di S. Giacomo, il quale nel rilasciare una fede di battesimo aveva dichiarato che l’individuo di cui si trattava era inscritto “in altero ex libris baptizatorum, Ecclesiæ Presbiterialis Sancti Jacobi de Castello, Loci Curtis, Januensis diocesis, Capitaneatus Rapalli”. Avete capito? Di S. Margherita, neppure il nome. Era dunque già entrata la rivoluzione? Sulle prime non si voleva credere alla cosa; si mandò il titolare della fede; si verificò il documento, altri simili se ne trassero in luce, e provata così la reità del parroco, il giorno stesso 19 di marzo, gli agenti, “a riserva de’ Municipalisti Agenti di S. Giacomo”, si radunarono e all’unanimità deliberarono di “opporsi alle fedi che fa il detto Parroco, dovendosi dire: quartiere di Pescino, Comunità di Santa Margherita, e non luogo di Corte”» (A. R. Scarsella, Annali di Santa Margherita Ligure).

l 31 maggio 1797 la Repubblica si trasforma da aristocratica in democratica, per diventare poi vassalla della Francia: per celebrare il 14 luglio, festa nazionale in occasione della presa della Bastiglia, viene nominata una commissione composta da rappresentanti delle quattro parrocchie di Santa Margherita, San Giacomo, San Siro e Nozarego.

A Santa si festeggia con canti e balli, convinti dell’inizio di un’era di uguaglianza, senza più tasse: davanti alle chiese si installano “alberi della libertà”.

Il 26 luglio il Commissario del Distretto di Chiavari, eletto dal Governo Provvisorio, crea la “Municipalità provvisoria di Santa Margherita e suoi contorni” che comprende Santa Margherita, San Giacomo e Portofino (quest’ultima sarà poi scorporata per le proteste dei suoi abitanti); dal 26 al 28 dicembre 1797 hanno luogo le elezioni (i cosiddetti comizi primari, cui prendono parte tutti i cittadini) che scelgono per l’assemblea municipale venti membri per Santa Margherita, tredici per San Giacomo, dodici per San Siro e Nozarego.

Giovanni Galvani
autore del libro Port Napoléon ovvero Santa Margherita Ligure
(J&I Edizioni, 2014)

Bibliografia
Attilio Regolo Scarsella, Annali di Santa Margherita Ligure, 1914.
Benedetto Costa, Il borgo di Santa Margherita Ligure, 1881.
Carlo Botta, Storia d’Italia, Tomo III, 1833.
Fedele Luxardo, Storia del Comune di Santa Margherita Ligure, 1876.
Francesco Rollino e Arturo Ferretto, Storia documentata della Parrocchia di Santa Margherita Ligure, 1907.
Francesco Rollino e Attilio Scarsella, L’Archivio Municipale di Santa Margherita Ligure illustrato, 1910.
Giunio Carbone, Compendio della storia ligure, Volume II, 1837.

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