L’«instancabile» Massena e la difesa di Genova

L’«instancabile» Massena e la difesa di Genova

Angelo Petracchi, nel conflitto austro-francese, fu senz’altro un osservatore partigiano. Appoggiò con entusiasmo i transalpini, i cui soldati portavano, sulla punta delle baionette, un vento nuovo, fatto di grandi speranze e di suggestioni giacobine. Non a caso in molti, da tutta la Penisola, subirono il fascino di quel richiamo, accorrendo, armi in pugno, a difendere Genova, assurta al rango di cittadella democratica. Così fece pure il nostro cronista, che non manca, nella sua opera, di affiancare a un’esposizione rigorosa dei fatti anche descrizioni entusiastiche, in cui dà libero sfogo al proprio trasporto nei confronti dei “campioni” della République.

Di seguito proponiamo il ritratto fornito da Petracchi di André Massena, presentato nelle vesti di un eroe «instancabile». Infatti, di fronte al compito immane di garantire la difesa di Genova con pochi uomini e su un territorio disagevole alle manovre militari e alla mobilità delle truppe, Massena riesce tuttavia a infondere coraggio e speranza nelle file francesi. E così, «per quanto questa linea fosse estesa, e per quanto sembrasse piccolo il numero di quei che la difendevano, fidavasi tanto in Genova al valor di Massena, che ognuno fu contento di tali sue disposizioni».

Andrea Massena

Tutto (…) annunziava una prossima apertura di campagna assai clamorosa. Niuno ne conosceva ancora i piani e le viste, e i novellisti da Caffè smaniavano inutilmente per indagarne i principj. Massena sempre instancabile, nulla lasciava sfuggirsi. Visitava da se tutti i posti, e verso i 23 di Nevoso andò a far un’esatta revista dello stato delle cose alla Bocchetta, ed alla Fortezza di Gavi. Questa sua attività rincuorava i patrioti; e fu appunto tutto ciò, che verso la fine del mese li persuase tutti della sua idea di voler ritenere Genova, e quasi tutta la linea da Recco fino a Nizza. La disposizione medesima della sua Armata rendeva sempre più verosimile questa persuasione; giacché avendo dato il comando dell’ala dritta al Gen. Soult, ed avendo ivi posto il nerbo quasi migliore delle sue truppe, fissò egli stesso il suo Quartier Generale in Genova, centro dell’ala dritta medesima.

Aveva quest’ala non più di quindici mila uomini di truppa, e guardava una linea di sessanta miglia di estensione; né potevasi riservarla di più, dovendo guarnir tutti gli sbocchi, che portano in Toscana, sula Piacentino, sulla Lombardia, e sul Piemonte; dove di più fornir di guarnigione i forti di Gavi, di Savona, e la città di Genova; doveva finalmente difendere anche le coste marittime, garantirle dall’invasioni nemiche, e facilitarvi l’arrivo delle sussistenze in Genova. Era a tutto ciò assai scarso il numero della truppa: ma vi suppliva il valore de’ soldati, l’attività degli Ufficiali, e l’esperienza de’ Generali.

Le precise posizioni di questa linea erano le seguenti. Cominciava essa in Riviera di Levante a Recco, e Ruta; stendevasi quindi sulle eminenze ed occupava il Monte di Cornua, donde saliva a Torriglia, e di là guarniva Scofera, e S. Alberto. Quindi tenendo il Nord di Genova al di là della Scrivia, occupava Casella, e Savignone, Busalla, Borgo de’ Fornari, Catagno, e Ronco. L’importante posizione della Bocchetta, era pur in quella linea, donde col mezzo d’una vanguardia postata a Voltaggio, comunicava col forte di Gavi. Seguivano di là i Posti alle Capanne di Marcarolo, e a Monte Calvo, d’onde scendendo verso Ponente munivano Campo Freddo, Stella, Monte Nesino, e Cadibona, ultima postazione prima di giunger a Savona.

Per quanto questa linea fosse estesa, e per quanto sembrasse piccolo il numero di quei che la difendevano, fidavasi tanto in Genova al valor di Massena, che ognuno fu contento di tali sue disposizioni, che assicuravano la sua volontà di non abbandonarli, e tal giubilo ragionevole per se stesso, era di poi convalidato dal sapersi appunto in quell’epoca la nuova creazione dell’armata di riserva, che dovea comandare BUONAPARTE in persona.

Istoria del blocco di Genova nell’anno 1800 dell’era francese VII
scritta dal Citt. Ang. Petracchi, Stamperia Porcile, Genova, 1800

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