Mantova assediata nella cronaca di Baldassarre Scorza

Mantova assediata nella cronaca di Baldassarre Scorza

Mantova in quella memorabile primavera del 1796 non era certo preparata a sopportare un duro assedio. La rapidità e l’imprevedibilità delle vicende politiche e militari aveva lasciato stupefatti non solo i mantovani ma anche i comandi delle truppe austriache.
È interessante a questo punto, prima ancora di focalizzare l’attenzione sulle vicende militari, cercare di ricostruire come si vivesse nella città in quei giorni febbrili e convulsi.
Fonte di indagine primaria sono le “grida” che venivano emesse a getto continuo dall’autorità civile costituita e soprattutto le cronache del tempo.


Battaglia di Lodi 10 maggio 1796Battaglia di Lodi, 10 maggio 1796


Baldassarre Scorza – che rimarrà all’interno della città per tutto il periodo del duplice assedio e che terrà una cronaca precisa e puntuale in cui annoterà tutte le vicende di quello straordinario periodo storico – così scriveva in quei giorni tormentosi:

«Tutto va di male in peggio e tutto va così rapidamente che dopo le disgrazie di Montenotte, di Millesimo e di Dego, non abbiamo più avuto una sola giornata di riposo. Incalzati da una parte, assaliti nell’altra e per ogni dove battuti, superchiati, indeboliti, ora si parla di Beaulieu allarmato dalle nuove truppe che sono condotte dalla Francia da Massena, e da Serurier, si metta in ritirata, e chi volesse credere tutto ciò che si dice certo, per sicuro, per probabile, e per paura, si dovrebbe attendere da una mattina all’altra che una diana alla francese si svegliasse ed intimasse la levata».

Funzionario diligente di quel governo austriaco che proprio su una efficientissima burocrazia poggiava la sua forza, Baldassarre Scorza era convinto di essere dalla parte giusta; considerava i rivoluzionari filofrancesi come gente perversa, volta unicamente al disordine. Tuttavia, come si vedrà in seguito, esprime le sue idee senza acrimonia: non è partigiano, non è fazioso. Si lamenta che alcune insospettabili persone da lui ben conosciute e stimate manifestino idee innovanti e mostrino sentimenti filofrancesi: ma non si scandalizza oltre quel tanto, li compiange facendo semplici considerazioni di carattere generale.
Lo Scorza invece fece interamente il suo dovere, addirittura con abnegazione, ma non per questo se ne vanta. Si lamenta anzi ad ogni pagina dei mali e delle sofferenze che deve subire, dei pericoli che deve correre, delle vicissitudini che deve affrontare, accettando quasi filosoficamente quella eccezionale avventura che è stato chiamato a vivere.
L’Istoria del Blocco e dell’Assedio della Città e Fortezza di Mantova scritta da un Cittadino che ne fu testimonio ci fornisce in merito altri particolari che è interessante conoscere. L’autore Giuseppe Lattanzi così scriveva:

«In Mantova tutto era incertezza e confusione ai primi di Maggio. Il comandante di quella Piazza Sig. Tenente Maresciallo Canto d’Yrles non ricevendo dettagli dal Campo spedì l’ingegnere Petrali che giunto appena poco oltre Cremona retrocedé senza riportare altra novità, se non che avea veduto da lungi volteggiare il fumo de’cannoni, ed udito il rimbombo dell’artiglieria [….]
Se i Francesi dopo la battaglia di Pizzighettone mentre gli Austriaci ritiravansi verso Brescia avessero passato l’Olio con pochi squadroni di Cavalleria, e con qualche battaglione di truppa pedestre, Mantova rimaneva al certo occupata per una quasi totale deficienza di guarnigione, e perché allora le fortificazioni tanto esteriori che interne erano affatto spoglie di Artiglieria»
.

L’Istoria costituisce una narrazione intessuta da molti riferimenti anche personali. Infatti l’Autore – pur non nascondendo il suo spirito libertario e simpatizzante per la vittoria delle armate francesi – cerca, nei limiti del possibile, di essere obiettivo.
La caratteristica principale, tuttavia, è la partecipazione dell’Autore alle vicende narrate, perché dove è possibile unisce o inserisce nella narrazione delle varie fasi dell’assedio anche i fatti accaduti a lui personalmente o alla sua famiglia.
Questa era la situazione; che il blocco francese fosse imminente non vi erano ormai dubbi, mentre quei pochi giorni di tempo da quell’inizio di maggio per predisporre ogni cosa in una città niente affatto preparata a subire un assedio erano veramente pochi.
Da quel momento i comunicati e le grida, anche se in alcuni casi riguardano particolari che oggi sembrano di scarsa importanza, si susseguirono con ritmo frenetico lasciando trasparire le gravi preoccupazioni sia dei soldati che dell’autorità civile preposta alla vita cittadina.
In data 8 maggio, per esempio, il conte Cocastelli firmò un “Avviso” riguardante la sussistenza della città: la città doveva sostanzialmente pensare a se stessa provvedendo al sostentamento dei cittadini che si fossero trovati chiusi nella morsa delle armate francesi per un tempo indeterminato.
Tale provvedimento era opportuno, e certamente avrebbe dovuto essere adottato anche prima di quel momento, dato che la città non aveva scorte alimentari di grande rilievo.
Vennero fatti allontanare i forestieri, poiché avrebbero potuto essere dannosi e pericolosi per l’ordine pubblico.
Ecco ancora il Cocastelli diramare l’ordine di andare a raccogliere nei campi intorno alla città, e dovunque fosse possibile, le erbe dei prati «quantunque non giunte a piena maturità» per evitare che esse «non abbiano a soggiacere ad una devastazione troppo facile nelle presenti circostanze e sia poi per mancare il necessario alimento del bestiame».
Occorreva pensare a tutto: alla sussistenza della popolazione ed anche alla difesa della città. Altro problema importante era evitare il trafugamento delle granaglie: in data 28 maggio precise disposizioni vennero prese anche in questo senso. La Giunta Governativa diede opportune disposizioni affinché, durante il trasporto delle granaglie ai mulini per la macina, fossero prese tutte le cautele per evitare episodi di furti. Infatti ordinò a «qualunque persona, corpo o conducente, nessuno eccettuato, che si ritroverà al caso di mandare o condurre ai detti Molini per la macinatura li grani, di dover esattamente ed immancabilmente osservare ed eseguire le cautele tutte, che a tale effetto verranno loro prescritte dai rispettivi Ricettatori».
Dopo aver sollecitato l’approvvigionamento della città, la Regia Giunta di Governo ordinò che «con tutta la fedeltà», entro sei giorni, fossero notificate le esatte quantità di frumento, formentone, riso e vino detenute da ciascun abitante: fossero esse scorte destinate alla vendita o ad uso personale.
Nel frattempo la città si era andata spopolando: chi aveva potuto si era dato alla fuga attraverso le poche vie ancora aperte.
Scrive ancora lo Scorza a questo proposito:

«Il caso è deciso. Se non è domani, sarà dopo, e non più tardi, che Mantova sarà del tutto investita. Tutte le linee del nemico mirano a questo; perciò tutti si affrettano a fare fardello per iscampare dalla città. Abbiamo impiegati quattro scrittori a stendere passaporti. Pochi nobili e pochi ricchi ormai ci rimangono. Ieri partì il march. Zanetti presidente del Tribunale d’Appello, oggi il conte Cocastelli, presidente del Magistrato Camerale. Egli portò seco tre gruppi di danaro, i quali erano stati mandati in salvaguardia dall’arciduca Ferdinando e che si credono di sua particolare ragione».

La precedente Giunta di Governo venne sciolta; in sua vece si formò una Commissione politica e militare, sotto la presidenza del Comandante della Piazza, vicepresidente il consigliere Cauzzi e lo stesso Scorza verrà nominato responsabile dell’economia e della contabilità della città.

Alessandro Ballarini

Finti e bibliografia
Avviso del 16 maggio 1796, Gridario Comunale, Archivio di Stato di Mantova.
Baldassarre Scorza, Cronaca vissuta del duplice assedio di Mantova degli anni 1796 e 1797: le vicende di Mantova nel 1796 , a cura di Luigi Pescasio, Mantova 1975.
Giuseppe Lattanzi, Istoria del Blocco ed Assedio della città e fortezza di Mantova scritta da un cittadino che ne fu testimonio, Cremona 1797.

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