Napoleone e il marchese di San Marzano

Napoleone a Torino nel 1797 – Parte IV

I lavori di Alessandro Puato, storico e studioso del Piemonte napoleonico, sono incentrati sulla ricostruzione delle tappe compiute da Bonaparte nella capitale sabauda. Le visite in questione si svolsero negli anni 1797, 1800, 1805, 1807.
Di seguito l’autore descrive la permanenza di Napoleone a Torino dove incontrò diversi personaggi tra cui Priocca, San Marzano, Thaon di Revel e altri.

Napoleone e il marchese di San Marzano

Bonaparte ricevette l’ambasciatore della Repubblica Ligure Francesco Massuccone, l’ambasciatore di Spagna Diego de Gardoqui, il ministro degli esteri Priocca, il maestro di cerimonie Salmatoris, il marchese di San Marzano e il conte Thaon di Revel di Sant’Andrea, governatore di Torino, i generali e gli ufficiali superiori dell’esercito piemontese che si trovavano a Torino.

Assicurò il ministro Priocca sul sussistere dell’alleanza difensiva fra i due paesi e gli disse di non credere alle voci per cui si dovesse rivoluzionare il Piemonte per compensare la Cisalpina della mancata annessione del Veneziano, gli promise di parlare dell’ambasciatore ligure a Torino Massuccone all’ambasciatore francese a Genova Faypoult.
Circa la restituzione delle piazzeforti, gli disse che non poteva aver luogo che dopo il congresso di Rastadt; e riguardo alle compensazioni territoriali che era nell’interesse della Francia e della Cisalpina che il Piemonte avesse, “mais à présent il n’y a point d’étoffe, et il faut attendre qu’on en ait”. Priocca non riuscì ad avere vantaggi territoriali sul territorio della Repubblica Ligure, e non riuscì ad ottenere nemmeno uno scambio fra la Sardegna e un territorio sul continente, nonostante Napoleone fosse interessato a questa prospettiva e ventilasse la possibilità di far passare il duca di Parma in Portogallo per poter disporre di questo territorio da offrire al Piemonte. Ricordò che mai la Francia aveva seriamente pensato a creare una repubblica in Italia perché il suo interesse primario era il confine del Reno e se il re di Sardegna avesse acconsentito all’alleanza prima della presa di Mantova avrebbe ottenuto il ducato di Milano, previa la cessione di Cuneo alla Francia, ma i successi posteriori avevano cambiato il quadro geopolitico.

Napoleone accennò debolmente ad una possibile alleanza fra il Piemonte e la Repubblica Cisalpina.
San Marzano fece presente al generale Bonaparte che, visto che oramai Francia e Piemonte erano alleati, era una profonda ingiustizia che i Savoiardi e Nizzardi che avevano continuato a combattere nell’armata piemontese fossero spogliati delle loro proprietà in questi territori, separati per sempre dalle loro famiglie, proscritti e condannati a morte, dunque assimilati agli emigrati francesi, tutto per essere rimasti fedeli ai giuramenti fatti. Gli ricordò che persino al tempo di Robespierre i Savoiardi e Nizzardi presi prigionieri erano considerati soldati nemici e scambiati, mentre gli emigrati francesi venivano fucilati, perciò non capiva come questa norma, ora che i due paesi erano alleati fosse stata dimenticata e rimpiazzata dalla normativa del 12 vendemmiaio anno VI (3 ottobre 1797) secondo cui Savoiardi e Nizzardi combattenti nell’esercito piemontese dovevano essere considerati colpevoli d’emigrazione ed i loro beni confiscati. Gli chiese perciò di farsi portavoce delle giuste lamentele del governo piemontese riguardo a questa normativa.

Nella mattinata gli venne presentato dal San Marzano, a nome del re, un magnifico cavallo sardo, tutto nero, con bardature in argento e un paio di pistole già del principe Eugenio di Savoia-Soissons, sia bardature che pistole guarnite di pietre preziose: un dono del valore di centomila lire. Ed un ritratto del sovrano.


eugenio-di-savoiaEugenio di Savoia, le cui pistole furono donate da San Marzano a Napoleone


La regina Maria Clotilde aveva messo al collo di questo cavallo un collier di pietre preziose, il solo dei suoi gioielli che aveva conservato, aveva sacrificato tutti gli altri per i bisogni dello Stato.
Bonaparte rifiutò il ritratto del re: «Je n’en porte d’autre que celui de ma femme ou de mes amis». Ma non osò rifiutare né il cavallo né il collier, parve toccato e commosso da questo triste regalo e dalle circostanze nelle quali era offerto. Ringraziò promettendo amicizia, e regalando agli ufficiali del re che gliel’avevano consegnato dei cofanetti intarsiati di diamanti, delle tabacchiere e degli anelli d’oro. A San Marzano toccò un anello con un solitario del valore di seimila lire, pari a settecentocinquanta luigi d’oro. Una delle tabacchiere era in argento, rivestita di madreperla con ornamenti raffiguranti angeli; sul coperchio spiccava la scena del battesimo di Cristo al Giordano; sotto, sul rivestimento della base era scolpita l’aquila bicipite austriaca. Inoltre fece ai domestici reali che li avevano accompagnati delle elargizioni per un valore molto superiore a quello del regalo che aveva accettato. Napoleone espresse il desiderio che tali magnifici doni venissero spediti alla sua consorte a Milano, così una diligenza della cavalleria sarda fece la consegna. Nella lettera d’accompagnamento, data al capo delle scuderie del re, il marchese di San Marzano scrisse al cavalier Borghese, ambasciatore sardo presso la Repubblica Cisalpina, sotto la data del 18 novembre: «Celui-ci prendra vos ordres et il me semble bon que madame Bonaparte sache le présent et le voie, il y a beaucoup de diamants et rubis sur la bride et deux beaux solitaires sur les pistoles».

Bonaparte fece colazione con il chimico Bonvicino e con l’avvocato Paroletti, che doveva, in qualità di segretario di legazione, recarsi a raggiungere Balbo a Parigi, quindi ordinò a Carlo Napione, designato rappresentante ufficioso del governo piemontese al congresso di Rastadt, di partire immediatamente con lui anche senza le credenziali del suo governo, gli fornì lui stesso un passaporto valido per scortarlo come semplice viaggiatore. Quindi rimontò con lui in carrozza e ripartì verso le quattro del pomeriggio, scortato dai soliti trenta dragoni sino a Susa, ove, al fragor delle artiglierie, fu ricevuto dalla guarnigione francese ivi stanziata.
L’indomani passò il Moncenisio e, dirigendosi verso la Svizzera, arrivò a Basilea il 25 novembre.

A. Puato

Bibliografia

Archivio di Stato di Torino: Sezione Corte – Archivio Balbo junior II – mazzo 40 – Lettere del cavalier Priocca a Prospero Balbo (2 ottobre 1797–20 novembre 1798).
Biblioteca della Società ligure di storia patria: Manoscritti – Lettere di Francesco Massuccone, incaricato d’affari della Repubblica Ligure a Torino, in otto fascicoli.
Corrispondenze di diplomatici della Repubblica e del Regno d’Italia (1796–1814). Compilazione archivistica di Cesare Cantù, Milano, Agnelli 1884.
 Le Courrier de l’Armée d’Italie, ou Le patriote français à Milan, n°67, 10 Frimaire an 6 – 30 Novembre 1797; L’Ami des lois, 27 frimaire an 6 (17 décembre 1797).
Nicomede Bianchi, Storia della monarchia piemontese dal 1773 al 1861, vol.II, Roma-Torino-Firenze, Bocca 1877-1885.

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